Diritto Processuale Civile

L’ordinanza pronunciata ex art. 618 c.p.c., II° comma, non è impugnabile con ricorso straordinario ai sensi dell’art. 111 Costituzione

Cass., 31 agosto 2011, Sez. III, n. 17890, in Guida al Diritto, n. 45/11, pag. 55

Massima: "In tema di opposizione agli atti esecutivi, nel regime dell’articolo 618, comma 2, del Cpc, l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione provvede a definire la fase sommaria, concedendo i provvedimenti di cui al primo inciso del comma 2, e, senza provvedere sulle spese, ometta di fissare il termine perentorio per l’iscrizione a ruolo della causa di merito, non è impugnabile con il ricorso straordinario previsto dall’articolo 111, settimo comma, della Costituzione, essendo priva del carattere della definitività.
Infatti, l’iscrizione della causa a ruolo ai fini della prosecuzione dell’opposizione ex articolo 617 del Cpc con la cognizione piena è ammissibile anche a prescindere dalla fissazione del predetto termine e, comunque, di esso può essere chiesta la fissazione al giudice dell’esecuzione, con istanza da proporsi ai sensi dell’articolo 289 del codice di rito.
" (leggi la sentenza per esteso)

Con sentenza del 31 agosto 2011 n. 17890, la Sezione III^ civile della Corte di Cassazione ha statuito che l’ordinanza pronunciata ai sensi dell’art. 618 c.p.c., in forza del quale il Giudice dell’esecuzione adotta i provvedimenti di cui al secondo comma – ancorché in essa non venga indicato il termine perentorio per l’iscrizione a ruolo della causa di merito –  non ha carattere definitivo e, pertanto, non può essere impugnata con ricorso straordinario a norma dell’art. 111 Cost., VII° comma.

Chiamata a pronunciarsi in tema di opposizione agli atti esecutivi circa l’ammissibilità del ricorso straordinario di cui alla norma costituzionale relativamente all’ordinanza ex art. 618 c.p.c., la Suprema Corte ha concluso per la sua inammissibilità, evidenziando il carattere non definitivo del provvedimento impugnato sotto un duplice profilo.

In primo luogo, infatti, la Corte di Legittimità, richiamando in punto la pronuncia n. 11243/2010, precisa che la “non definitività” dell’ordinanza rileverebbe laddove avverso il detto provvedimento il Legislatore contempla la possibilità di proporre reclamo a norma dell’art. 624 c.p.c., II° comma.

Nella specie, e in secondo luogo, viene sottolineato che il carattere “provvisorio” del provvedimento è ravvisabile anche qualora il Giudice nel pronunciare l’ordinanza ometta di fissare il termine perentorio entro cui si debba iscrivere a ruolo la causa di merito. In tale ipotesi alla parte è comunque riconosciuta sia la possibilità di instaurare il giudizio di merito per la prosecuzione dell’opposizione ai sensi dell’art. 617 del codice di rito, sia la facoltà di formulare idonea istanza ex art. 289 c.p.c. per l’integrazione del detto termine.

(Elisabetta D'Ippolito – e.dippolito@lascalaw.com)

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