Diritto Processuale Civile

L’ordinanza di assegnazione non comporta il venir meno dell’interesse a coltivare l’opposizione

Cass., 27 agosto 2015, n. 17191 (leggi la sentenza)

Si segnala ai lettori di Iusletter la sentenza resa dalla III sezione della Corte di Cassazione n. 17191/15; ove, la Suprema Corte, afferma che: “In un’opposizione ad espropriazione presso terzi per ragioni attinenti all’esistenza e/o all’opponibilità del titolo esecutivo, persiste la materia del contendere e l’interesse alla decisione sul merito in capo all’esecutato opponente quando, successivamente all’opposizione e nonostante il suo dispiegamento, sia stata pronunziata ordinanza di assegnazione.”

A seguito di un sinistro stradale, con l’intento di vedersi riconoscere il diritto al risarcimento del danno, gli attori ottenevano, dinanzi al Tribunale di Siracusa, la condanna delle controparti al pagamento del dovuto. In seguito, le parti danneggiate predisponevano un pignoramento presso terzi, sul foro di Roma, nei confronti della società concessionaria che gestisce il Fondo di Garanzia Vittime della strada.

La società pignorata, ricevuta la notifica dell’atto di pignoramento, proponeva opposizione all’esecuzione, asserendo che la sentenza di condanna non poteva assurgere a titolo esecutivo nei suoi confronti, posta la non partecipazione dell’opponente al giudizio in cui il titolo si era formato. Respinta l’opposizione davanti al Giudice di prime cure, veniva depositato appello ove, per ciò che ci attiene, due erano i motivi di interesse dedotti: “col primo motivo, che il Tribunale aveva mal interpretato il titolo esecutivo, in quanto non aveva riscontrato il contrasto tra dispositivo […] e motivazione […] e che quindi la sentenza del Tribunale di Siracusa, posta a fondamento dell’atto di pignoramento presso terzi, non costituiva titolo esecutivo nei suoi confronti; col secondo motivo, che il giudice di primo grado aveva implicitamente escluso il rapporto di pregiudizialità, invece esistente ex art. 295 cod. proc. civ., tra il giudizio di opposizione di terzo […] e quello di opposizione all’esecuzione.”

La Corte d’Appello di Roma, con sentenza depositata il 18 ottobre 2012, ha accolto l’appello ed, in riforma della sentenza impugnata, ha accolto l’opposizione proposta dall’appellante dichiarando l’inesistenza del diritto degli appellati di procedere esecutivamente e l’inefficacia del precetto e di tutti gli atti esecutivi successivamente compiuti.

In particolare, il Giudice del Gravame rilevava che, nelle more del Giudizio, la Corte d’Appello di Catania, con sentenza n. 1231 dell’8 ottobre 2011, aveva accolto l’opposizione di terzo proposta ai sensi dell’art. 404, I comma c.p.c. ed aveva annullato la sentenza del Tribunale di Siracusa, costituente titolo esecutivo, nella parte in cui aveva condannato il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada; ha perciò ritenuto che il titolo esecutivo dovesse considerarsi venuto meno, anche se avverso la sentenza della Corte d’Appello di Catania era stata proposto ricorso per cassazione, all’epoca ancora pendente.

Anche questa decisione veniva impugnata in Cassazione.

La Suprema Corte, a tal punto, evidenziando l’infondatezza nel merito delle domande dei ricorrenti, ribadiva che, spiegata l’opposizione all’esecuzione dopo l’inizio del processo esecutivo, ai sensi dell’art. 615, comma II c.p.c., ove non sia lo stesso giudice dell’esecuzione a sospendere il giudizio, il processo dovrà necessariamente seguire il suo regolare corso e, nel caso di specie, concludersi con un’ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c.. La pronuncia di questa ordinanza, come sottolineato dai Giudici di legittimità,  non può comportare in alcun modo la cessazione della materia del contendere o comunque il venir meno dell’interesse dell’opponente a coltivare il giudizio di opposizione all’esecuzione.

14 settembre 2015

Giovanni Prestipino – g.prestipino@lascalaw.com

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