L’opposizione allo stato passivo del fallimento è un giudizio di appello?

Nonostante il giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento abbia natura impugnatoria, costituendo il rimedio avverso la decisione sommaria del Giudice Delegato, non è un giudizio di appello per cui il relativo procedimento è integralmente disciplinato dalla Legge Fallimentare.

Con ordinanza n. 24489 depositata il 30 novembre 2016, la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto da questo Studio nell’interesse di una Banca cliente, riformando la pronuncia con la quale il Tribunale di Napoli aveva l’accolto l’impugnazione incidentale tardiva proposta da un Fallimento nell’ambito di giudizio ad opposizione allo stato passivo introdotto dalla Banca.

L’art. 98 L.F. recita che avverso il decreto di esecutività dello stato passivo possono essere proposte solo l’opposizione, l’impugnazione o la revocazione.

Ciascuno di tali rimedi potrà essere proposto dal soggetto legittimato esclusivamente entro il termine stabilito dall’art. 99 L.F., sicchè non può essere configurabile una impugnazione incidentale, tardiva o tempestiva.

Qualora il termine per impugnare sia ancora pendente, il soggetto legittimato non può che proporre l’impugnazione avverso il decreto di esecutività dello stato passivo; nell’ipotesi in cui il termine di cui all’art. 99 L.F. sia ormai decorso, il soggetto legittimato decade dalla possibilità di contestare lo stato passivo.

Alla luce di quanto sopra esposto, il giudizio di opposizione allo stato passivo non è un giudizio di appello e, per tale motivo, il relativo procedimento è disciplinato dalla Legge Fallimentare. Avverso il decreto di esecutività dello stato passivo, il termine di impugnazione è, pertanto, dettato esclusivamente dall’art. 99 L.F.

Cass., Sez. VI, 30 novembre 2016, n. 24489 

Giulia Ubertone – g.ubertone@lascalaw.com

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