Diritto dell'Esecuzione Forzata

L’opposizione all’esecuzione e domanda riconvenzionale

Cass., sez. III Civile, 31 agosto 2015, n. 17312

La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi su due tematiche di particolare rilevanza: l’irritualità e tardività delle domande riconvenzionali in sede di opposizione all’esecuzione già iniziata e la cessazione della materia del contendere.

La vicenda trae origine da uno sfratto per morosità intimato dal proprietario di un immobile ad uso non abitativo nei confronti dell’inquilino. Il Giudice, concessa l’ordinanza di rilascio provvisoria, concludeva il giudizio con sentenza di cessazione della materia del contendere – in quanto, le chiavi dell’immobile erano state restituite – e di condanna alle spese di lite. Il proprietario dell’immobile, sulla base della predetta sentenza, notificava precetto e, ad esecuzione iniziata nelle forme dell’espropriazione di mobili, l’inquilino proponeva  opposizione adducendo in compensazione un controcredito per la restituzione di una cauzione versata all’inizio del rapporto. Alla prima udienza dinanzi al Giudice del’esecuzione si costituiva il proprietario non solo contestando la tesi dell’inquilino ma anche svolgendo domande riconvenzionali per il pagamento di canoni non pagati e per il risarcimento dei danni subiti. Il Tribunale di Treviso accoglieva in parte l’opposizione e integralmente le domande riconvenzionali. Successivamente, la Corte d’appello rigettava il gravame principale svolto dal conduttore e quello incidentale promosso dal proprietario che proponeva ricorso in Cassazione avverso il quale resisteva la controparte.

Il primo tema affrontato dalla Corte di Cassazione riguarda l’irritualità e tardività della domande riconvenzionali presentate dal proprietario in sede di opposizione all’esecuzione già iniziata e fondata su titolo emesso all’esito di una causa riguardante rapporti di obbligazione, con la particolarità che il rito applicabile ratione temporis è quello anteriore alla riforma 2005/2006. Gli Ermellini, chiarendo che l’opposizione veniva dispiegata ad esecuzione iniziata concludevano affermando che, in simili casi, il dispiegamento di domande riconvenzionali da parte dell’opposto non sono soggette a termini di preclusione o decadenza e rigettano la tesi sostenuta dall’inquilino. Infatti, la Corte evidenzia che nel caso di opposizioni in materia di locazione si applica l’art. 618 bis c.p.c.: “per le materie trattate nei capi I e II del titolo IV del libro secondo, le opposizioni all’esecuzione e agli atti esecutivi sono disciplinate dalle norme previste per le controversie individuali di lavoro in quanto applicabili” e, poichè l’art. 447 bis c.p.c. riguarda la locazione di immobili urbani e rientra nel capo II del titolo IV del libro secondo del c.p.c., si deve necessariamente dedurre nel senso dell’applicabilità del rito locatizio anche alle opposizioni all’esecuzione in materia locatizia: l’estensione anche alla fase esecutiva della competenza e del rito previsti per la fase di cognizione è espressione dell’unicità della tutela giurisdizionale e dell’evidente razionalità dell’esigenza della conseguente tendenziale unitarietà di disciplina processuale tra fase cognitiva e fase esecutiva essendo la seconda il necessario ed ineliminabile completamento della prima. La Corte di Cassazione, inoltre, chiarisce che il secondo comma dell’art. 618 bis c.p.c. è costantemente interpretato nel senso che – quando le opposizioni sono promosse dopo l’instaurazione del processo esecutivo – la competenza e il rito propri del giudice del lavoro non riguardano mai la fase sommaria di competenza esclusiva del giudice dell’esecuzione. Pertanto, poiché anche prima della riforma del 2006, non erano previste modalità specifiche per la fase introduttiva del giudizio di opposizione all’esecuzione già iniziata, non aveva errato il giudice di merito a ritenere non applicabili le preclusioni di cui agli artt. 415 e 416 c.p.c. al caso di specie. Anzi la prima udienza di comparizione – si ripete nel caso opposizioni promosse avverso processi esecutivi già iniziati – è da sempre caratterizzata dalla sommarietà e pertanto in questa fase non sussistono termini perentori o decadenze per la proposizione di domande riconvenzionali.

La sentenza affronta un’altra tematica: quella relativa alla cessazione della materia del contendere. Sempre secondo l’inquilino le domande relative ai canoni non pagati e al risarcimento dei danni non potevano essere esaminate poiché erano già state svolte dal proprietario nel procedimento di sfratto che si era concluso con la pronuncia di cessazione della materia del contendere. La Cassazione ribadisce il proprio costante orientamento sul punto rigettando, nuovamente, la tesi dell’inquilino:  nel contenzioso ordinario la cessazione della materia del contendere non ha alcuna idoneità ad acquistare efficacia di giudicato sulle pretese fatte valere ma solo sul venir meno dell’interesse a proseguire quel determinato giudizio.

25 settembre 2015

Francesco Detoma – f.detoma@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

“Le spese per l'iscrizione della ipoteca giudiziaria non possono essere legittimamente liquidate n...

Diritto dell'Esecuzione Forzata

L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

Una recente Ordinanza emessa dalla VI Sezione Civile della Corte di Cassazione ha sancito il princip...

Diritto dell'Esecuzione Forzata

A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Cari lettori, all’indomani della pubblicazione del DL 137/202, c.d. Decreto Ristori, non possia...

Coronavirus

X