Diritto dell'Esecuzione Forzata

L’opposizione a precetto e il merito della controversia

Trib. Palermo, 7 ottobre 2015 (leggi la sentenza)

La sentenza in commento rappresenta la coda di una vicenda giudiziale che prende le mosse nel  lontano 2010.

L’utilizzatore di un bene concesso in leasing, ormai inadempiente, viene raggiunto dapprima dalla notificazione del decreto ingiuntivo e successivamente, stante l’apposizione della formula esecutiva sul titolo per mancata opposizione, dall’atto di precetto.

In tale contesto, prende il via l’azione giudiziaria promossa dal Cliente/Utilizzatore nelle forme di opposizione all’atto di precetto.

L’attore lamenta la nullità dell’atto di precetto “per non essere stato notificato unitamente al titolo esecutivo”,  la nullità della procura “rilasciata dalla convenuta” per  essere “priva dell’attestazione di autenticità del difensore”, nonché – da ultimo – l’inesistenza di qualsivoglia pretesa creditoria ancorché azionabile in sede  esecutiva,  non avendo “lo stesso mai intrattenuto alcun rapporto con detta società”.

L’Organo Giudicante, accogliendo le difese spiegate nell’interesse della società di leasing, ha dichiarato l’inammissibilità dell’opposizione a precetto.

Con particolare riferimento alla dedotta nullità dell’atto prodromico all’esecuzione, deve rilevarsi che “stabilisce, invero, l’art. 645 comma 2 c.p.c., al fine dell’esecuzione, non occorre una nuova notificazione del decreto ingiuntivo esecutivo, essendo sufficiente  che nel precetto si menzioni il provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e l’apposizione della formula esecutiva”.

Quanto al secondo motivo, il Giudice – richiamando la granitica giurisprudenza di legittimità – ha disatteso l’eccezione dell’attore nella misura i cui “in caso di procura speciale alla lite conferita in calce od a margine di determinati atti, il requisito della certificazione da parte del difensore dell’autografia della sottoscrizione del conferente ex art. 83 c.p.c. è osservato sia quando la firma del difensore si trovi subito dopo detta sottoscrizione, con o senza apposite diciture, sia quando tale firma del difensore sia apposta in chiusura del testo del documento nel quale il mandato si inserisce” (cfr. Cass. S.U. 25032/2005).

Da ultimo, la dedotta inesistenza della pretesa creditoria della società di leasing ha indotto il Giudice a pronunciarsi in termini di inammissibilità nella misura in cui il motivo “afferendo al merito della questione, avrebbe dovuto essere fatto valere nella sede opportuna, ovverosia mediante opposizione a D.I. e non già mediante  lo strumento della opposizione agli atti esecutivi, notoriamente destinato a far valer vizi formali della procedura esecutiva”

30 ottobre 2015

Pamela Balducci – p.balducci@lascalaw.com

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