Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

L’onere probatorio dell’opponente e le sorti dell’opposizione

Il Tribunale di Perugia ha confermato l’orientamento ormai consolidato secondo cui, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente non può limitarsi a formulare contestazioni generiche, ma deve supportare la domanda di revoca del decreto allegando (in maniera specifica) fatti estintivi, impeditivi e modificativi del credito.

Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, infatti, non è una semplice duplicazione del procedimento monitorio, in cui il creditore deve comprovare la sussistenza della pretesa creditoria, bensì un giudizio ordinario in cui l’attore opponente – in qualità di debitore – è tenuto a contestare attivamente il decreto.

Nella fattispecie in esame, parte opponente formulava contestazioni nell’an e nel quantum del credito, affermando che i documenti prodotti in sede monitoria non erano sufficienti a provare la sussistenza del credito e contestando, altresì, gli interessi convenzionali poiché “illegittimi”.

Il Giudice, preso atto delle argomentazioni di parte opponente, ha respinto l’opposizione, in quanto generica: “nulla è stato aggiunto o prodotto da parte opponente al fine di sostenere i propri assunti, neanche mediante il deposito di memorie istruttorie, così che in questa sede, non si può far altro che confermare quanto già rilevato in sede di ordinanza di concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto laddove, a fronte della documentata fondatezza del credito fatto valere, sia nella fase monitoria che in questa sede, mediante il deposito, oltre che del contratto, delle condizioni dello stesso, delle lettere di messa in mora, del partitario e del piano finanziario relativo al finanziamento concesso agli attuali opponenti per l’acquisto di un autoveicolo(v.doc.n.3 e n.4), parte opponente non ha specificatamente contestato le poste di credito vantate nei suoi confronti né ha in modo specifico sostenuto e dimostrato l’illegittimo o erroneo calcolo degli interessi applicati”.

Inoltre, proprio con riferimento alla contestazione in punto di presunti interessi illegittimi, il Tribunale ha ritenuto infondata la relativa eccezione, poiché la sussistenza di interessi illegittimi deve essere provata in maniera specifica dall’opponente: “l’opponente non ha prodotto documenti idonei a dimostrare l’inesistenza del fatto costitutivo del credito azionato ovvero l’esistenza di fatti modificativi, impeditivi o estintivi del medesimo né ha richiesto prove in tal senso, tanto che è stato deciso, in caso similare, che va confermato il decreto ingiuntivo avente ad oggetto le rate scadute del leasing quando l’opposizione, non fondata su prova scritta, manchi anche della effettiva prova dell’addebito di interessi usurari o comunque illegittimi (v.. Tribunale – Spoleto, 08/07/2019, Tribunale sez. VIII – Roma, 02/03/2015), l’opposizione va rigettata ed il Decreto Ingiuntivo opposto integralmente confermato”.

In definitiva: l’opponente deve formulare contestazioni complete e specifiche, supportate da elementi probatori idonei, senza che possa valere alcuna inversione dell’onere probatorio a carico dell’opposto.

Trib. Perugia, 18 novembre 2019, n. 1774

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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