Contratti Bancari

L’onere della prova nel giudizio di accertamento negativo del debito

Cass., sez. I Civile, 7 maggio 2015, n. 9201 (leggi la sentenza)

Si sottopone all’attenzione dei lettori, una recente sentenza della Corte di Cassazione in tema di riparto dell’onere della prova nei giudizi di accertamento negativo del debito.

Il caso: alcuni correntisti avevano adito il Tribunale di Udine, al fine di far dichiarare l’inesistenza di un saldo debitorio relativo al rapporto di conto corrente in essere con una banca, per aver quest’ultima violato disposizioni in tema in anatocismo e usura. Proponevano, quindi, con il medesimo giudizio, domanda di condanna della banca al pagamento dei propri crediti. Respinta la pretesa dal giudice di prime cure, il ricorso veniva solo in parte accolto dalla corte territoriale, la cui sentenza veniva impugnata dai correntisti con ricorso per cassazione.

In primo luogo la I ° sez. Civile della Corte di Cassazione ribadisce alcuni principi già più volte affermati dalla stessa in precedenti pronunce.

Si legge, infatti, della ormai nota distinzione tra l’estratto di saldo conto e l’estratto conto; il primo, idoneo ad ottenere nel procedimento sommario l’emissione del decreto ingiuntivo e, tuttavia, non valido elemento di prova dell’esistenza del credito della banca nel giudizio di merito. Il secondo, invece, considerato come documento atto a certificare le movimentazioni debitorie e creditorie intervenute dall’ultimo saldo. L’estratto conto, pertanto, assume il carattere di incontestabilità ed è idoneo mezzo di prova nel giudizio di merito instaurato dal cliente.

Altro monito della Corte riguarda poi i poteri del giudice. Secondo i ricorrenti, il Tribunale avrebbe dovuto rilevare d’ufficio la nullità delle clausole di pattuizione degli interessi ultralegali e di conseguenza procedere al ricalcolo del saldo di conto. I Giudici di legittimità ribadiscono, invece, che l’onere della prova in ordine ai rapporti di dare e avere è cosa ben diversa dal potere ufficioso di dichiarare la nullità di un contratto o di parte di esso.

Da ultimo, e sotto questo profilo si rileva il maggiore interesse della pronuncia in oggetto, la Suprema Corte evidenzia che, anche nei giudizi di accertamento negativo, spetta a chi promuove l’azione l’onere di provare la propria pretesa.

I ricorrenti sostenevano che i giudici non avevano correttamente applicato il principio dell’onere della prova, dal momento che “era stata da loro proposta una domanda di accertamento negativo.”

La prima sezione ritiene infondata tale censura, affermando che l’onere probatorio gravante, a norma dell’art. 2697 cod. civ., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l’estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto “fatti negativi”, in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude né inverte il relativo onere.

Precisa inoltre, il Giudice di legittimità, che il convenuto non è tuttavia liberato dall’onere di provare il proprio credito, qualora lo stesso intenda promuovere domanda riconvenzionale volta al conseguimento del diritto negato da controparte.

18 maggio 2015

Guido Malpezzi – g.malpezzi@lascalaw.com

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