Chi è onerato della prova non usi gli scalari

L’onere della prova nel contenzioso bancario

Qual è la ripartizione dell’onere della prova nelle controversie tra cliente e banca?

Secondo una recente sentenza del Tribunale di Roma, emessa all’esito di una causa ordinaria seguita dal nostro studio per conto di un istituto di credito, nei giudizi promossi dal correntista l’onere di provare i fatti di causa grava integralmente su quest’ultimo. 

Più precisamente, secondo quanto si legge nella motivazione della sentenza in commento «nei giudizi promossi dal correntista per far valere la nullità di clausole contrattuali o l’illegittimità degli addebiti in conto corrente, in vista della rideterminazione del saldo del conto ovvero della ripetizione di somme pretese dalla banca in applicazione delle clausole nulle o, comunque, in forza di prassi illegittime, grava senz’altro sulla parte attrice l’onere di allegare in maniera specifica i fatti posti a base della domanda e di fornire la relativa prova».

Alla luce di quanto sopra, secondo il Tribunale di Roma «il correntista che intenda far valere il carattere indebito di talune poste passive – assumendo essere, le stesse, il portato dell’applicazione di clausole contrattuali nulle o, comunque, dell’addebito di spese, commissioni o altre “voci” non dovute – ha lo specifico onere di produrre non solo gli estratti conto integrali dalla data di avvio del rapporto, ma anche il contratto costituente titolo del rapporto dedotto in lite e contenente le clausole e pattuizioni asseritamente viziate».

Il Tribunale di Roma, nell’argomentare la propria decisione, richiama espressamente l’orientamento della Corte di Cassazione, che in più occasioni ha avuto modo di pronunciarsi sul tema.

In questo senso, i giudici di legittimità hanno chiarito che «l’onere probatorio gravante, a norma dell’art. 2697 c.c., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l’estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto fatti negativi, in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude né inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costitutivo; tuttavia, non essendo possibile la materiale dimostrazione di un fatto non avvenuto, la relativa prova può essere data mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario, od anche mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo» (così Cass., 7 maggio 2015 n. 9201, ma vedi anche Cass., 1 aprile 2009 n. 7962).

Come precisato nella sentenza in commento, nelle cause instaurate contro la banca il correntista non può invocare l’impossibilità o comunque la difficoltà di reperire la documentazione contrattuale, in quanto il titolare di un rapporto di conto corrente, quale parte contraente, di regola ha la disponibilità del documento contrattuale, anche alla luce delle previsioni di cui all’art. 117 del Testo Unico Bancario.

Oltretutto, la disciplina di settore contempla il diritto del medesimo correntista di ricevere periodicamente gli estratti riportanti tutte le annotazioni eseguite in conto corrente nel periodo di riferimento e le condizioni in concreto applicate.

Il principio contenuto nell’art. 2697 del codice civile, espressamente richiamato dalla giurisprudenza, costituisce espressione del principio di legalità, ossia di una regola di civiltà giuridica, in forza della quale il rischio della mancata prova non può essere addossato al convenuto.

Trib. Roma, 1 luglio 2021, n. 11407

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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