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L’onere della prova nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo

Il Tribunale di Agrigento, con sentenza del 25 giugno, ha respinto l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da un consumatore sulla scorta delle argomentazioni di seguito riassunte.

La sentenza, in primo luogo, ha affermato che nei giudizi di opposizione le posizioni sostanziali delle parti restano invariate “risultando a carico del creditore opposto, avente in realtà veste di attore per aver chiesto l’ingiunzione, l’onere di provare l’esistenza del credito, ed a carico del debitore opponente, avente veste di convenuto, quello di provare eventuali fatti estintivi, modificativi o impeditivi dell’obbligazione”.

In tale contesto, dunque, rimane fermo il principio generale in tema di onere della prova, secondo cui il creditore opposto, una volta provata la fonte del diritto azionato, può limitarsi ad allegare l’inadempimento della controparte, che dovrà fornire “prova estintiva del diritto, costituito dall’avvenuto adempimento”.

Interessante anche l’argomentazione svolta in punto di contratto monofirma, laddove il Tribunale, richiamando i noti precedenti di legittimità, ha chiarito che la forma scritta funge da tutela per il solo cliente “che ha bisogno di conoscere e di potere all’occorrenza verificare nel corso del rapporto il rispetto delle modalità di esecuzione da parte dell’intermediario e delle regole che riguardano la vigenza del contratto”.

Motivo per cui la mancata sottoscrizione da parte dell’intermediario non può inficiare in alcun modo la validità del contratto “in tale prospettiva, nessuna rilevanza ha o potrebbe avere la firma dell’intermediario finanziario, che nulla aggiunge al substrato contrattuale, ben potendo il consenso della banca risultare a mezzo di comportamenti concludenti”.

Inoltre, la sentenza in commento ha affrontato in maniera lapidaria la questione della CTU richiesta dal debitore opponente, dichiarandola inammissibile ed esplorativa.

Ciò in quanto lo strumento della CTU non può essere disposto per aggirare l’onere della prova che, anche in tema di usura, grava in capo alla parte opponente: “gli opponenti non hanno assolto l’onere probatorio su di essi gravante e non possono essere in ciò alleviati attraverso il ricorso ad una consulenza tecnica d’ufficio, posto che la stessa non può essere disposta al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume ed è quindi legittimamente negata dal giudice qualora la parte tenda a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova ovvero a compiere un’indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati”.

 

Tribunale di Agrigento, 25 giugno 2019, n. 894

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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