La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

L’onere della prova e la documentazione contabile del creditore

Il Tribunale di Catania ha ribadito i costanti principi giurisprudenziali secondo cui, in sede processuale, ogni parte sopporta un onere probatorio ben preciso, che trae origine dal disposto di cui all’art. 2697 c.c. e dal sistema dialettico fissato dal codice di rito, in cui il confronto tra le parti deve restare ancorato ai canoni della correttezza processuale.

In tale cornice, l’attore sopporta il peso di provare la fondatezza delle proprie domande e il convenuto, al contrario, deve contestare la ricostruzione attorea, poiché: “ogni volta che sia posto a carico di una delle parti (attore o convenuto) un onere di allegazione (e di prova), l’altra ha l’onere di contestare il fatto allegato nella prima difesa utile, dovendo, in mancanza, ritenersi tale fatto pacifico e non più gravata la controparte dal relativo onere probatorio, senza che rilevi la natura di tale fatto, potendo trattarsi di un fatto la cui esistenza indice sull’andamento del processo e non sulla pretesa in esso azionata”.

Per effetto di tali principi, la documentazione contabile allegata dalla banca al ricorso per decreto ingiuntivo deve essere contestata dal debitore in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, dal momento che le risultanze contabili assumono una valenza probatoria piena e definitiva in caso di mancata contestazione: “è pacifico in giurisprudenza che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo promosso nei confronti di una banca, le risultanze dell’estratto di conto corrente allegate a sostegno della domanda di pagamento dei saldi hanno efficacia fino a prova contraria, potendo essere disattese solo in presenza di circostanziate contestazioni, non già attraverso il mero rifiuto del conto o la generica affermazione di nulla dovere”.

Del resto, questa conseguenza processuale si ricollega alla ripartizione dell’onere della prova nel campo delle obbligazioni contrattuali. Il creditore, infatti, deve solo allegare (e non provare) l’inadempimento della controparte, poiché è il debitore a dover allegare e provare che l’inadempimento non gli è imputabile oppure che sussistono fatti estintivi del credito: “è infatti principio assolutamente pacifico in giurisprudenza quello in base al quale in tema di prova dell’inadempimento di obbligazioni, opera a favore del creditore, il quale abbia provato l’esistenza dell’obbligazione e l’esigibilità del credito, la presunzione di persistenza del diritto oltre il termine di scadenza; pertanto il creditore è esonerato dall’onere della prova dell’inadempimento e grava sul debitore la prova del fatto estintivo o della mancanza della colpa”.

Il Tribunale di Catania, sulla scorta di tali premesse, ha respinto l’opposizione a decreto ingiuntivo promossa dal debitore, rigettando anche le contestazioni sollevate in punto di usura in quanto generiche e prive di elementi a supporto.

Sul punto, in senso conforme, si richiama la recente sentenza Tribunale di Catania, 17 settembre 2019, n. 3706 (“L’onere di contestazione tra specificità e tempestività“).

Tribunale di Catania, 9 novembre 2019, n. 4420

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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