Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

L’onere di allegazione dell’investitore: la posizione della Suprema Corte

Con una recente pronuncia, la Corte di Cassazione ha avuto modo di definire e chiarire un aspetto – molto spesso sottovalutato – riguardo all’onere di allegazione che il creditore deve assolvere nel caso in cui contesti un inadempimento contrattuale da parte dell’intermediario finanziario.
La Corte di Legittimità – investita della valutazione delle censure mosse da parte di un investitore nei confronti dell’intermediario finanziario, per il riconoscimento dell’inadempimento contrattuale di quest’ultimo nell’ambito della negoziazione di titoli obbligazionari emessi dalla Repubblica Argentina – ricorda (richiamando tralatizi orientamenti della stessa Suprema Corte) quale sia la ripartizione dell’onere della prova chiarendo che: “spetta dunque anzitutto all’investitore dedurre l’inadempimento consistente nella violazione degli obblighi informativi ai quali l’intermediario finanziario è tenuto, con conseguente collocazione a carico dello stesso intermediario finanziario dell’onere probatorio di avere esattamente adempiuto, nei termini previsti dalla normativa applicabile ed in relazione all’inadempimento così come dedotto. Dopo di che grava sul cliente investitore l’onere della prova del nesso di causalità tra l’inadempimento e il danno: onere della prova la cui osservanza, versandosi in ipotesi di causalità omissiva, va scrutinata, in ossequio alla regola del «più probabile che non» (ex multis Cass. 22 ottobre 2013, n. 23933; Cass. 21 luglio 2011, n. 15991), attraverso l’impiego del giudizio controfattuale (p. es. Cass. 14 febbraio 2012, n. 2085; Cass. 19 novembre 2004, n. 21894) e, cioè, collocando ipoteticamente in luogo della condotta omessa quella legalmente dovuta, sì da accertare, secondo un giudizio necessariamente probabilistico condotto sul modello della prognosi postuma, se, ove adeguatamente informato, l’investitore avrebbe desistito dall’investimento rivelatosi poi pregiudizievole”.
Dopo aver confermato e rammentato quale sia la ripartizione, in termini generali, degli oneri delle parti, viene posto in evidenza l’aspetto che pertiene alla specificità della allegazione in merito al preteso inadempimento imputato all’intermediario.
Sulla questione i Giudici di Legittimità ricordano che l’allegazione deve esse sufficiente circostanziata, incidendo tale allegazione in termini generali sia sulla valutazione effettiva del nesso causale, sia sulla possibilità per la parte convenuta in giudizio di replicare alle censure avversarie: “Con speciale riguardo alla violazione degli obblighi informativi gravanti sulla banca, la deduzione dell’inadempimento deve necessariamente tradursi nella pur sintetica ma circostanziata individuazione delle informazioni che la banca avrebbe omesso di fornire, dovendo il giudice, nello scrutinare siffatto inadempimento, attenersi ai fatti che l’attore ha posto a fondamento della domanda. E l’osservanza dell’onere di deduzione ha da essere sufficientemente delineata per una duplice ragione: i) sia perché essa si collega all’onere della prova del nesso di causalità tra inadempimento e danno, gravante sullo stesso cliente, attraverso il giudizio controfattuale di cui si è detto; ii) sia perché essa è necessaria al fine di consentire alla banca di provare il proprio adempimento, prova che va rapportata al ventaglio di informazioni che l’investitore ha lamentato di non aver ricevuto”.
Su tale aspetto, quindi, viene ad incentrarsi uno snodo valutativo fondamentale per il Giudice ai fini della accoglibilità della domanda proposta dall’attore, ma anche per il diritto di difesa del convenuto che, dinnanzi a contestazioni generiche o inverosimili, deve poter svolgere la difesa più coerente rispetto alle proprie ragioni.

Cass. Civ., Sez. I, 19 agosto 2016, n. 17194 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Brunop.bruno@lascalaw.com

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