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L’omessa indicazione dell’ISC non inficia la validità del contratto

Deve a questo punto rilevarsi, in conformità all’orientamento espresso dalla consolidata giurisprudenza di merito, che l’omessa specificazione nel contatto di mutuo dell’indicatore sintetico di costo non inficia la validità del contratto, costituendo tale indicatore, al pari del documento di sintesi, uno strumento di carattere informativo, ma non un requisito tassativo ed indefettibile del regolamento negoziale” (Tribunale Catania sez. IV, 28/02/2018, n.957; Tribunale Torino sez. I, 14/11/2018, n.523; Tribunale Napoli sez. II, 09/01/2018, n.183).In primo luogo, poichè l’ISC è un mero indicatore, previsto dalla normativa vigente ai fini della trasparenza bancaria, e non già un tasso, un prezzo o una condizione (l’art. 117 comma 6 seconda parte del T.U.B. si riferisce invece esclusivamente a “tassi, prezzi e condizioni”) (Tribunale Torino sez. I, 14/11/2018, n. 5233). Non è esso stesso la pattuizione (e quindi il tasso, il prezzo o una condizione contrattuale) ma un mero indice del costo effettivo del finanziamento o della sovvenzione, imposto e previsto ai soli fini informativi. Non essendo un tasso, un prezzo o una condizione deve pertanto escludersi l’applicabilità dell’evocato articolo 117 comma 6 del T.U.B. (Tribunale Torino sez. I, 14/11/2018, n. 5233).”

Tali principi, ormai pacifici in giurisprudenza, vengono ribaditi dal tribunale di Chieti con una recente sentenza.

Nell’ambito di un giudizio ordinario, parte attrice contestava alla Banca convenuta, fra le altre cose, la violazione delle norme sulla trasparenza bancaria con particolare riguardo all’art. 117 commi 4 e 6 T.U.B; ciò in virtù, dell’asserita indeterminatezza, all’interno di un contratto di mutuo, delle clausole di determinazione degli interessi. Sulla base di quanto appena rappresentato, pertanto, l’attrice insisteva perché venisse dichiarata l’invalidità del contratto.

Si costituiva la Banca, la quale deduceva il pieno rispetto delle norme in materia di trasparenza bancaria.

Nel caso de quo il Tribunale di Chieti, accogliendo le difese svolte dalla Banca conventa, ha disatteso le argomentazioni dedotte dall’attrice e ha rilevato “come nell’ordinamento vigente non si rinviene una previsione di invalidità per la fattispecie qui evocata.  A ben vedere, infatti, una simile sanzione è prevista dal legislatore per il solo caso del credito al consumo, (non ricorrente nella specie, in cui ricorre un rapporto aziendale), nell’ambito della cui disciplina l’articolo 125 – bis comma 6 del T.U.B. espressamente prevede che, ove il TAEG indicato nel contratto non sia stato determinato correttamente, le clausole che impongono al consumatore costi aggiuntivi (rispetto a quelli effettivamente computati nell’ISC) sono da considerarsi nulle (Tribunale Torino sez. I, 14/11/2018, n. 5233).

Continua, dunque, il giudicante, che “qualora il legislatore avesse voluto sanzionare con la nullità la difformità tra ISC e TAEG dichiarati e ISC e TAEG concretamente applicati, anche nell’ambito di operazioni diverse dal credito al consumo, allora lo avrebbe espressamente previsto, con una specifica norma dal tenere analogo a quella di cui all’art. 125 bis, comma 6, del T.U.B. (Tribunale Torino sez. I, 14/11/2018, n. 5233).”

Il Giudice, sottolinea, poi, che non essendo contenuta una tale previsione all’interno dell’art. 117 comma 6 T.U.B., allora l’asserita erronea indicazione dell’ISC non comporterebbe alcuna nullità del contratto.

Da quanto detto deriva, in conclusione, che “’l’ISC non ha alcuna funzione o valore di “regola di validità’”, tanto meno essenziale, del contratto poiché  è un mero indicatore sintetico del costo complessivo del contratto e non incide sul contenuto della prestazione a carico del cliente ovvero sulla determinatezza o determinabilità dell’oggetto contrattuale, definita dalla pattuizione scritta di tutte le voci di costo negoziali; l’indicatore sintetico di costo ha valenza di “regola di comportamento”, comportante una mera obbligazione risarcitoria a titolo di responsabilità precontrattuale” (Trib. Bologna, Sez. III, 08/02/2018, n. 20123; Tribunale Napoli sez. II, 09/01/2018, n.183).

Alla luce delle suesposte argomentazioni, il giudice ha rigettato la domanda attorea.

Trib. Chieti, 11 settembre 2020, n. 468

Valentino Scidà – v.scida@lascalaw.com

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