Locazione e criteri ermeneutici in materia di interpretazione del contratto

“L’art. 1362 cod. civ. non impone affatto di non discostarsi dal tenore letterale delle parole”; al contrario – precisa la Suprema Corte – , esso legittima a discostarsene ogni qual volta il solo criterio letterale risulti ambiguo o non univocamente intellegibile.

Questo, in estrema sintesi, quanto affermato dalla Suprema Corte nella sentenza in commento (Corte di Cassazione, sez. III civile, sent. 14842/16, 20 luglio 2016).

Nel giudizio affrontato dalla Corte, il conduttore di un immobile concesso in locazione nel 1982 cui era seguita una scrittura integrativa con la quale, in cambio di una proroga di nove anni e di un aumento del canone, quest’ultimo si era assunta l’obbligo – non meglio specificato – di manutenzione straordinaria degli impianti -, aveva adito la Suprema Corte adducendo la violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 cod. civ. da parte della Corte d’Appello. Ad avviso del ricorrente, la Corte, nell’interpretare la clausola da cui scaturiva l’obbligo della manutenzione straordinaria, aveva violato tale canone ermeneutico per aver aggiunto all’obbligo due presupposti non espressamente specificati nella clausola (nella specie: la richiesta da parte del locatore di tali interventi e l’urgenza nella realizzazione degli stessi).

A giudizio del ricorrente, la Corte d’Appello, pur in presenza di un testo contrattuale a chiaro, aveva oltrepassato l’ambito letterale della clausola andando a riempire la stessa, illegittimamente, di significati al di fuori di qualsiasi criterio ermeneutico.

Questo ragionamento non viene accolto dalla Cassazione. Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la Corte di Cassazione conferma il buon operato interpretativo posto in essere dalla Corte d’Appello.

Ad avviso della Suprema corte, i giudici di seconde cure avevano operato un indagine ermeneutica razionale e corretta. In linea con quanto stabilito dall’art. 1362 cod. civ., questi ultimi non avevano fatto  altro che prendere le mosse dalla natura dell’obbligo ivi previsto per arrivare ad affermare che lo stesso non avrebbe potuto concretizzare la sua portata dispositiva se non integrato, nell’interpretazione del suo contenuto effettivo, dai presupposti di cui sopra. Presupposti che, se anche non esplicitati – data anche la genericità della clausola de qua – dovevano intendersi requisiti logici imprescindibili dell’obbligo medesimo, così come assunto dal conduttore ed implicitamente voluto dai locatori.

Cass., Sez. III, 20 luglio 2016, n. 14842 (leggi la sentenza)

Benedetta Minottib.minotti@lascalaw.com

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