Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Lo scioglimento anticipato della società creditrice del socio di maggioranza: vi è abuso della maggioranza?

La delibera di scioglimento anticipato della società, adottata con il voto determinante del socio di maggioranza – il quale è, nel contempo, debitore della società medesima – non è annullabile per abuso della maggioranza, poiché lo scioglimento della società partecipata e la sua liquidazione non determinano in alcun modo il venir meno del credito vantato nei suoi confronti, dovendo il liquidatore della società riscuotere il credito e distribuirlo ai creditori sociali.

Così ha statuito recentemente la Corte di Cassazione.

Come noto, la partecipazione assembleare del socio di minoranza è talvolta compromessa, nei fatti, dall’abuso del potere esercitato dalla maggioranza. Tale fenomeno, ricorre quando una delibera assembleare risulti arbitrariamente e fraudolentemente preordinata alla lesione degli interessi dei soci di minoranza: si fa cioè riferimento ai casi in cui il principio di maggioranza, utilizzato in tutte le delibere assembleari societarie, venga impiegato a danno degli interessi della minoranza assembleare, senza tuttavia violare formalmente alcuna disposizione di legge, o dello statuto sociale.

Il nostro ordinamento non disciplina espressamente l’abuso della maggioranza; per tale ragione, la Suprema Corte ha cercato di individuare un principio generale per reprimere tale abuso.

Secondo la giurisprudenza più risalente, il fondamento positivo del divieto di abuso della maggioranza risiederebbe nell’eccesso di potere e, conseguentemente, sarebbe viziata la delibera volta all’esclusiva lesione degli interessi della minoranza.

Per converso, le più recenti pronunce hanno rinvenuto la base giuridica dell’abuso di maggioranza nei principi generali di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto sociale.  La maggioranza avrebbe l’obbligo di considerare anche le determinazioni della minoranza, perché finalizzate ad un interesse comune, quello della società appunto.

Si vedano, sul punto, Cass. 12 dicembre 2005, n. 27387, Tribunale di Roma 31 marzo 2017, n. 6452 e, da ultimo, proprio la Cass. 29 settembre 2020, n. 20625, secondo cui “l’abuso della regola di maggioranza (altrimenti detto abuso o eccesso di potere) è, quindi, causa di annullamento delle deliberazioni assembleari allorquando la delibera non trovi alcuna giustificazione nell’interesse della società – per essere il voto ispirato al perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico a quello sociale – oppure sia il risultato di una intenzionale attività fraudolenta dei soci maggioritari diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali spettanti ai soci di minoranza <uti singuli>”.

Premesso quanto precede e venendo al caso in esame, la Corte di Cassazione esclude l’invalidità della delibera assembleare di scioglimento anticipato per abuso della maggioranza.

In particolare, la Corte precisa che – poiché la delibera di scioglimento anticipato è adottabile a maggioranza e costituisce causa di scioglimento della società, ai sensi dell’art. 2484, comma 1, n. 6) – conseguentemente, “in applicazione del principio di buona fede in senso oggettivo al quale deve essere improntata l’esecuzione del contratto di società, la cosiddetta regola di maggioranza consente al socio di esercitare liberamente e legittimamente il diritto di voto per il perseguimento di un proprio interesse fino al limite dell’altrui potenziale danno”.

In tale contesto, ad eccezione di un esercizio “ingiustificato” e “fraudolento” del potere di voto del socio di maggioranza, resta preclusa, infatti, al giudice ogni possibilità di controllo in sede giudiziaria sui motivi che abbiano indotto la maggioranza alla votazione della delibera di scioglimento anticipato, essendo insindacabili le esigenze relative all’economia individuale del socio che possano averlo indotto a votar per tale soluzione dissolutiva.

Tra i motivi del tutto irrilevanti e non decisivi rientra senz’altro “la esistenza di una debitoria del socio di maggioranza nei confronti della società partecipata”: “invero, lo scioglimento della società partecipata e la sua liquidazione non determinano in alcun modo l’annullamento del credito vantato dalla società sciolta nei confronti del socio di maggioranza che ne ha determinato la dissoluzione, dovendo il liquidatore della predetta società riscuotere il credito e distribuirlo ai creditori sociali”.

Cass., Sez. I, 29 settembre 2020, n. 20625 

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Il Ministero dello Sviluppo Economico (“MISE”) ha finalmente definito le misure attuative per ot...

Corporate

Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Affinché possa configurarsi la responsabilità solidale dei sindaci di cui all’art. 2407 c.c. per...

Corporate

Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Nelle società di capitali nelle quali due soci detengano posizioni paritetiche (50% e 50%) o con ri...

Corporate

X