Contratti

L’iva non concorre alla determinazione del danno patrimoniale

Cass., 12 febbraio 2015, n. 2786 (leggi la sentenza)

Con Ordinanza nr. 2786 del 12 febbraio 2015, la Corte di Cassazione si è pronunciata in materia di IVA, chiarendone l’operatività ai fini della determinazione del danno patrimoniale.

Il caso portato all’attenzione dei Giudici di Piazza Cavour prende le mosse dalla statuizione del Giudice territoriale, secondo cui “il danno patrimoniale subito dall’appellante era comprensivo anche dell’imposta sul valore aggiunto dalla stessa pagata, in quanto pari alla perdita subita, intesa come differenziale fra il patrimonio detenuto prima e dopo l’evento dannoso”.

In tale contesto, la Corte di Cassazione osserva che: “ai sensi dell’art. 17 D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 sono soggetti passivi dell’imposta coloro che effettuano le cessioni dei beni e le prestazioni di servizi imponibili: questi devono versarla all’erario, cumulativamente per tutte le operazioni effettuate e al netto della detrazione prevista nell’art. 19, nei modi e nei termini stabiliti nel titolo secondo”.

Nella cornice normativa così delineata,  le operazioni imponibili “sono quelle di cui all’art. 4 dello stesso d. P.R. In particolare questa Corte ha precisato che hai fini dell’IVA assumono rilievo, ai sensi dell’art. 4 cit., le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali o agricole e che pertanto – poiché nell’ambito delle attività commerciali rientrano solo quelle che siano svolte in forma di impresa – sono imprescindibilmente qualificate dai caratteri dell’abitualità”.

Dunque, poiché nel caso de quo parte resistente era una società per azioni, stante l’inapplicabilità della disciplina che esclude la detraibilità dell’IVA di cui all’art. 19 D.P.R. 633 del 1972, il Giudice di merito, “nel quantificare i danni patiti dalla predetta società per fatto imputabile alla […] e consistiti nei compensi erogati a terzi per la riparazione di un macchinario funzionale all’attività produttiva”, non avrebbe dovuto tener conto “di quanto pagato dalla società danneggiata a titolo di IVA”.

Ragion per cui, la Suprema Corte conclude la propria disanima affermando che l’IVA non concorre alla determinazione del  danno patrimoniale subito, in relazione al quantum, tutte le volte in cui non rappresenta un costo per la parte danneggiata, trattandosi di “importo che la stessa può detrarre dal proprio debito d’imposta”.

23 febbraio 2015

Pamela Balducci – p.balducci@lascalaw.com

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