Chi è onerato della prova non usi gli scalari

L’ISC, questo sconosciuto

Una recente sentenza emessa dal Tribunale di Firenze, in un giudizio seguito dal nostro Studio, affronta e oculatamente risolve il tema relativo alle conseguenze di una errata – seppur minima – rappresentazione dell’indicatore sintetico di costo (ISC) nei contratti di finanziamento.

Nel caso specifico, due clienti hanno convenuto un Istituto di credito con il quale avevano stipulato un contratto di mutuo, chiedendo in via principale l’accertamento dell’usurarietà del finanziamento e in via subordinata la nullità della clausola relativa al TAEG – con ricalcolo del piano di ammortamento mediante applicazione del tasso BOT – per via di una difformità tra tasso indicato e realmente applicato. Da ultimo, gli attori hanno svolto domanda di risarcimento danni. La sentenza in commento si concentra esclusivamente sul TAEG/ISC, posto che il Tribunale ha ritenuto di escludere sin dal principio la sussistenza dei profili di usurarietà posti a sostegno della domanda principale.

La decisione del Tribunale è stata supportata da una consulenza tecnica d’ufficio svolta nel corso della causa. Da tale esame è emerso che il TAEG/ISC concretamente applicato fosse marginalmente differente da quello indicato in contratto. Sulla base di tale dato, il Giudice svolge una interessante disamina che lo porta a concludere per il rigetto anche della domanda subordinata svolta dagli attori, aderendo all’orientamento maggioritario in giurisprudenza.

Preliminarmente, viene dato atto che l’ISC è stato introdotto dalla Direttiva Europea 90/88/CEE recepita dal nostro ordinamento dalla delibera CICR n. 10688 del 4/03/2003, attuata dalla Banca d’Italia con le disposizioni attuative n. 229 del 21/04/1999, seguite dal Provvedimento del 29/07/2009 Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari.

Segnala il Tribunale di Firenze che, sulla base di tali norme, parte della giurisprudenza di merito ha ritenuto che la mancata/errata indicazione dell’ISC avesse quale conseguenza l’invalidità sancita dall’art. 117 TUB, con la conseguenza che, in tali casi, si dovrebbe procedere con la sostituzione dell’ISC contrattuale con quello corrispondente al tasso BOT.

Il Giudice, aderendo ad altro tipo di interpretazione, ritiene di non condividere tale impostazione e afferma “la divergenza tra TAEG contrattuale ed effettivo, laddove determinata da errori… non comporta alcuna nullità contrattuale. Ciò in quanto il predetto indice costituisce semplicemente un indicatore di costo che sintetizza, a fini di trasparenza e confrontabilità delle offerte, il costo del finanziamento, ed in quanto tale, non può essere considerato quale condizione contrattuale. Né in caso di omessa indicazione del TAEG/ISC nel contratto può trovare applicazione il 4° comma dell’art. 117, con le conseguenze sanzionatorie del 7° comma”.

È evidente che tale indice rappresenti un mero strumento di carattere informativo, sintetizzando il costo complessivo dell’operazione di finanziamento (ex multis, Tribunale di Roma del 23/01/2018, Tribunale di Bologna del 9/1/2018 e Tribunale di Monza del 17/08/2017).

L’unica conseguenza, come più volte affermato in giurisprudenza, derivante dalla violazione dell’obbligo informativo, può generare unicamente una responsabilità contrattuale e quindi un obbligo risarcitorio.

Tuttavia, il Giudice ha rigettato anche la domanda di risarcimento del danno in quanto è onere dell’attore allegare e provare “che tale condotta abbia arrecato un concreto danno al cliente (ad. es. per avere lo stesso perduto la possibilità di stipulare altro mutuo con diverso istituto di credito a condizioni più vantaggiose)”. Tale onere probatorio non è risultato assolto nel caso in questione, palesandosi generiche le allegazioni degli attori e difettando totalmente qualsivoglia dimostrazione.

In conclusione, possiamo affermare che qualora vi sia violazione degli obblighi informativi in riferimento all’ISC non trova applicazione il disposto dell’art. 117 TUB, ma tutt’al più – qualora gli attori forniscano la relativa prova – può esserci risarcimento del danno da responsabilità contrattuale.

Tribunale di Firenze, 3 settembre 2019, n. 2477

Angelo Pasculli – a.pasculli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

È legittimo, da parte della banca che eroga un prestito, segnalare alla Centrale Rischi Finanziari ...

Contratti Bancari

Chi è onerato della prova non usi gli scalari

I giudici di merito mostrano di aver tenuto prontamente in considerazione quanto recentemente statui...

Contratti Bancari

Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

“La concorrenza va tutelata nei confronti del cliente e non già nei confronti del fideiussore, ch...

Contratti Bancari

X