Prelievi in conto corrente: non basta essere cointestatari

L’ISC e la responsabilità della Banca

Il Tribunale di Chieti, con la recente sentenza n. 451 pubblicata lo scorso 15 aprile, ha rigettato le domande svolte da parte attrice nei confronti di un Istituto di Credito – assistito dallo Studio – con conseguente condanna alle spese legali e CTU.

L’attrice ha adito il sopra citato Tribunale al fine di ottenere la declaratoria di gratuità del mutuo contratto con un noto Istituto di Credito eccependo usura, anatocismo, nullità di clausole per violazione di norme imperative e indeterminatezza dell’oggetto (mancata indicazione ISC/ TAEG), nonché declaratoria di nullità della clausola di indicazione dell’ISC, TAE e TAN per violazione dell’art. 117 comma VI TUB, con conseguente responsabilità contrattuale della Banca.

Il giudice, uniformandosi all’orientamento della consolidata giurisprudenza di merito, ha ribadito che l’omessa o l’errata specificazione nel contratto di mutuo dell’ISC non inficia la validità del contratto stesso. Tale indicatore, infatti, rappresenta uno strumento di carattere informativo e non un requisito essenziale del contratto: trattasi di un mero indice del costo effettivo del finanziamento che non incide sul contenuto della prestazione a carico del cliente ovvero sulla determinatezza o determinabilità dell’oggetto contrattuale. La violazione dell’obbligo informativo – non configurando un prezzo e/o tasso e/o condizione – non è idonea a determinare alcuna invalidità del contratto ed è inapplicabile l’art. 117 comma VI TUB. L’ISC ha valenza unicamente quale “regola di comportamento” da cui deriva – al più – una mera obbligazione risarcitoria a titolo di responsabilità precontrattuale.

Infatti, il dovere di corretta informazione sull’ISC può rilevare non come causa di nullità del contratto, né come causa di responsabilità contrattuale per inadempimento, bensì come possibile fonte di responsabilità precontrattuale in quanto tale dovere deve essere correttamente adempiuto nella fase nella fase delle trattative o del processo formativo del contratto.

Come noto, la responsabilità precontrattuale è configurabile nei casi in cui un soggetto abbia compiuto azioni o sia incorso in omissioni contrastanti con i principi di correttezza e buona fede.

La violazione dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto assume rilievo anche qualora il contratto concluso sia valido ma pregiudizievole per la parte vittima del comportamento scorretto.

Alla luce di quanto sopra, pertanto, la mancata o erronea indicazione dell’ISC non configura alcuna causa di nullità del contratto di mutuo: al più, ove vi siano gli elementi per dimostrare ed accertare la violazione dei principi di correttezza e buona fede, può scaturire una responsabilità precontrattuale.

Tribunale di Chieti, 15 aprile 2019, n. 451

Francesca Schiavon – f.schiavon@lascalaw.com

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