Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

L’irrilevanza dell’usura sopravvenuta nei rapporti di conto corrente

Il principio di diritto in materia di usura sopravvenuta enunciato dalle Sezioni Unite n. 24675/2017 riguardo ai contratti di mutuo è applicabile anche ai contratti di conto corrente bancario, poiché non risulta possibile procedere ad approcci differenziati secondo che si verta in tema di contratto di mutuo o di conto corrente.

Queste sono le conclusioni cui giunge il Tribunale di Pistoia con la sentenza del 25 giugno 2021 che ha definito un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

Gli opponenti avevano contestato, in particolare, il superamento della soglia usura per tutta la durata del rapporto di conto corrente e, riportandosi ad apposita consulenza tecnica di parte, avevano richiesto l’eliminazione di tutte le competenze così addebitate.

Sul punto una parte della giurisprudenza di merito ha ritenuto che il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione con riferimento al contratto di mutuo abbia portata più generale e sia applicabile ai rapporti di conto corrente, ma l’accertamento dell’usurarietà in relazione a tali contratti deve tener conto delle peculiarità proprie di tale tipologia di contratto.

Un orientamento più rigoroso ha sostenuto che non si debba ritenere “se non per il mutuo, l’irrilevanza dell’usura sopravvenuta” (così, Corte appello Torino sez. I, 22/09/2020, n. 919). 

Sulla scorta di tale argomento, è stata disposta l’eliminazione di tutte le competenze addebitate (Tribunale di Torino, sentenza del 18 marzo 2021, n. 1399).

Tener conto delle peculiarità proprie della tipologia di contratto, in ogni caso, significa tener conto del fatto che il rapporto di conto corrente costituisce un rapporto di durata che non si esaurisce al momento della pattuizione, a differenza del mutuo.

In particolare, l’ipotesi in cui il superamento del tasso soglia si verifica nel corso del rapporto in virtù di valida pattuizione contrattuale (cd. usura sopravvenuta), non va confusa con il caso in cui la banca, nell’esercizio dello jus variandi, modifichi le condizioni ai sensi dell’art. 118 T.U.B.

Qualora venga contestato il superamento della soglia usura nel corso del rapporto di conto corrente, non è detto, infatti, che ci si trovi in presenza di usura sopravvenuta, essendo probabile che si tratti di usura su nuovi tassi convenuti con le modifiche unilaterali (“nuova” usura originaria), alle quali non sia seguito il recesso del correntista (sulla differenza, cfr. Tribunale Lecce sez. II, 12/05/2020, n.1124; Tribunale Arezzo, 16/04/2020, n.277).

Nel caso esaminato, il Tribunale di Pistoia ha ribadito l’irrilevanza della cosiddetta usura sopravvenuta anche con riferimento ai rapporti di conto corrente.

Il principio era già stato esteso alla fattispecie con la sentenza n. 452/2021 del medesimo Tribunale, a mente della quale “il principio di diritto in materia di usura sopravvenuta enunciato dalle Sezioni Unite n. 2467/2017 riguardo ai contratti di mutuo è applicabile anche ai contratti di conto corrente bancario, poiché non risulta possibile procedere ad approcci differenziati secondo che si verta in tema di contratto di mutuo o di conto corrente”.

Trib. Pistoia, 25 giugno 2021, n. 593

Camilla Capaldo – c.capaldo@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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