L’irregolare attestazione di conformità degli atti notificati via pec non produce nullità

Con la pronuncia in commento la Corte d’Appello di Milano ha affrontato la problematica della irregolarità dell’attestazione di conformità dell’atto notificato via pec.
In particolare, l’eccezione presentata dall’appellato principale riguarda la tempestività, ex artt. 325, 326 c.p.c., dell’appello incidentale proposto con comparsa di costituzione e risposta, depositata per via telematica in Cancelleria a distanza di quasi 4 mesi rispetto alla notifica della sentenza di prima cura. L’appellato principale, infatti, ha allegato la notifica del provvedimento, effettuata tramite PEC all’indirizzo del procuratore domiciliatario dell’appellante incidentale, il quale, a sua volta, ha ribadito che il difensore di controparte ha attestato la conformità della copia informatica della sentenza notificata a mezzo PEC al proprio originale cartaceo o analogico, che altro non era che una copia autentica rilasciata dalla Cancelleria. Sicché, ha violato l’art. 3-bis l. n. 53/1994 a norma del quale è l’avvocato, e non il Cancelliere, a estrarre copia informatica per immagine, ottenendo il file PDF della sentenza formata su supporto analogico per poi asseverare ex art. 22, comma 2, d.lgs. n. 82/2005. Pertanto, secondo l’appellante, il difensore avrebbe dovuto attestare la conformità dell’allegata copia informatica della sentenza all’originale cartaceo presente presso il Tribunale di primo grado, indicandone tutti gli estremi richiesti e necessari per l’individuazione.
La Corte d’Appello ha, quindi, osservato come l’Avvocato che compie attività di asseverazione deve essere qualificato come pubblico ufficiale. Dunque, per contestare ciò che risulta nella relata di notifica della sentenza di primo grado occorre formale querela di falso, elemento questo assente nel caso di specie.
Il Collegio, ha quindi sostenuto che “inoltre, appare eccessivamente formalistica la lettura della normativa in parola, secondo cui la violazione di qualsivoglia delle norme che disciplinano la notifica in parola comporti senz’altro la nullità dell’atto processuale, e non possa risolversi in una mera irregolarità, pur quando non risulti leso alcun diritto di difesa del destinatario dell’atto notificato, soprattutto se si consideri che, come nel caso concreto, non risulta lamentata alcuna difformità tra originale della sentenza cartacea e la copia estratta dal cancelliere e poi notificata. A ciò va aggiunto che l’estrazione dall’originale, della copia foto riprodotta, può ben considerarsi equipollente all’estrazione da copia estratta dal cancelliere cioè da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attestare la conformità della copia all’originale”.

App. Milano, 21 luglio 2016, n. 3083 (leggi la sentenza)

Claudia Modesto c.modesto@lascalaw.com

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