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Liquidazione equitativa del danno: istruzioni per l’uso

Colui il quale lamenta di avere subito un danno, per ottenere il relativo risarcimento, deve provare ogni elemento di fatto utile alla quantificazione del danno e di cui, nonostante la riconosciuta difficoltà, possa ragionevolmente disporre.

Il perché lo ha chiarito la Corte in una recente ordinanza.

L’esercizio del potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa, conferito al giudice dagli artt. 1226 e 3056 c.c., presuppone che sia dimostrata l’esistenza di danni risarcibili e che risulti obiettivamente impossibile, o particolarmente difficile, provare il danno nel suo preciso ammontare.

Ciò non esime, però, la parte interessata – per consentire al giudice il concreto esercizio di tale potere, la cui sola funzione è di colmare le lacune insuperabili ai fini della precisa determinazione del danno stesso – dall’onere di dimostrare non solo l’an debeatur del diritto al risarcimento, ma anche ogni elemento di fatto utile alla quantificazione del danno e di cui, nonostante la riconosciuta difficoltà, possa ragionevolmente disporre.  

Un avvocato citava a comparire in giudizio Poste Italiane poiché la consegna (in Sardegna) del plico indirizzato al corrispondente in loco contenente il fascicolo di causa era arrivato in estremo ritardo (di oltre un mese, anziché nelle 24 ore successive), costringendo il legale ad una improvvisa e repentina trasferta, con tutti i conseguenti i relativi esborsi.

Egli chiedeva, pertanto, che la convenuta fosse condannata a risarcirgli i danni subiti, correlati ai costi sostenuti per la trasferta che per il soggiorno in loco, nonché ai mancati guadagni cagionati dall’assenza obbligata dal proprio studio protrattasi per due giorni.

La Cassazione ha ritenuto destituito di ogni fondamento il primo motivo di ricorso proposto dal difensore con il quale quest’ultimo denunciava violazione e/o falsa applicazione in particolare degli artt. 112 e 115, comma 2, c.p.c. oltreché degli artt. 1226 e 3056 c.c., avendo, a suo parere, l’adita Corte di Appello fatto cattivo uso del potere di valutazione equitativa del danno.

In particolare, il ricorrente lamentava che il Collegio di merito avrebbe potuto far ricorso alle presunzioni ancorate alla sua età e alle necessità di vitto e alloggio connessa alla trasferta affrontata.

Secondo la Corte di legittimità, nel caso di specie, invece, non sussiste alcuna violazione dell’art. 112 c.p.c. poiché la Corte territoriale ha indubbiamente pronunciato oltre che sull’an, sul quantum dei pretesi danni.
Lo stesso dicasi per la presunta violazione dell’art. 115 poiché, spiega la Corte, il ricorso al fatto notorio attiene all’esercizio di un potere discrezionale riservato al giudice di merito insindacabile in sede di legittimità.

Il ricorrente, pertanto, secondo la Corte, non ha margine per dolersi della circostanza che il Giudice dell’appello non si sia avvalso, ai fini della liquidazione in via equitativa del danno, del “fatto notorio” correlato alle spese di taxi, di albergo, di ristorazione e alla indennità oraria di trasferta inevitabilmente sostenute, nonché alla qualità di professionista (noto avvocato con pluriennale esperienza) costretto ad allontanarsi dal proprio Studio.

La Corte di merito ha dato atto che, al di là della copia dei biglietti aerei, il ricorrente non aveva fornito nessun ulteriore riscontro documentale.

E’ evidente, dunque, che, per ottenere la liquidazione equitativa, colui il quale lamenta un danno dovrà allegare ogni elemento utile alla quantificazione del pregiudizio di cui possa ragionevolmente disporre.

Cass., Sez. VI, Ord., 23 luglio 2020, n. 15680

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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