Attento a come quereli, il falso va provato!

Liquidazione delle spese legali: se compensiamo, lo motiviamo

Nel procedimento avanti all’autorità Garante della Privacy, il provvedimento di compensazione delle spese, nel caso ricorrano giustificati motivi, deve trovare adeguata motivazione.

Il principio in commento  trova enunciazione nella sentenza n. 15712/2019 emessa dalla prima sezione civile della Suprema Corte.

Nel caso in esame veniva depositato ricorso presso il Garante della Privacy, il quale successivamente dichiarava il non luogo a procedere e contestualmente compensava le spese di lite tra le parti. In seguito anche il Tribunale, adito avverso la pronuncia di  compensazione delle spese, rigettava il gravame in quanto infondato; l’attore proponeva allora ricorso per Cassazione. La Suprema Corte rigetta anch’essa il ricorso giudicandolo non fondato.

Nell’iter logico che ha portato alla  pronuncia negativa, i giudici svolgono un duplice ragionamento.

In primo luogo si osserva che sulla regolamentazione  delle spese legali innanzi al Garante della Privacy occorre seguire le disposizioni dell’art. 152 del codice del Dlgs 196/2003 anche a seguito delle innovazioni in materia apportate dal regolamento UE 2016/679  in tema di trattamento dei dati personali.

La norma stabiliva che: “ in caso di adesione spontanea […] è dichiarato il non luogo a provvedere, se il ricorrente lo richiede è determinato in misura forfettaria l’ammontare delle spese e dei diritti inerenti il ricorso, posti a carico della controparte o compensati per giusti motivi anche parzialmente”.

In secondo luogo il riferimento all’espressione “giusti motivi”, per essere correttamente intesa, deve prendere le mosse dagli orientamenti sviluppatisi ad opera di dottrina e giurisprudenza intorno all’art. 92 c.p.c.

La giurisprudenza sul punto è arrivata ad affermare che solamente il diniego di compensazione vero e proprio non necessiti di una qualche forma di motivazione da parte  del giudice, il quale resta, invece, onerato di fornire giustificazione  nel caso faccia uso del suo potere di compensazione.

Quest’ultimo punto merita però una specificazione.

Il provvedimento di compensazione non necessiterebbe in definitiva di adottare motivazioni specificatamente rivolte al provvedimento di compensazione con lo scopo di giustificarne l’adozione dovendosi, al contrario, desumersi le ragioni che hanno portato a scegliere la compensazione delle spese tra le parti, dalla motivazione complessiva sottesa alla pronuncia di merito o di rito.

Nel caso in esame, secondo la Cassazione, il ragionamento sotteso alla pronuncia del Garante della Privacy rendeva chiaro il motivo della compensazione delle spese legali, e su tale assunto il ricorso viene respinto.

Cass., Sez. I Civ., 11 giugno 2019, n. 15712

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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