Crisi e procedure concorsuali

Liquidazione coatta amministrativa: irrilevanza del requisito soggettivo di fallibilità nell’accertamento dello stato di insolvenza a norma dell’art. 195 l.f..

App. Torino, 29 settembre 2010, Sez. I

Massima: “Nell’accertamento dello stato d’insolvenza di una società cooperativa il Tribunale deve limitarsi ad accertare il solo requisito oggettivo, restando escluso ogni sindacato valutativo circa i requisiti soggettivi." (leggi la sentenza per esteso)

Con sentenza del 29 settembre 2010, la Corte d’Appello di Torino, chiamata a pronunciarsi sul gravame proposto da una società cooperativa avverso la sentenza dichiarativa dello stato d’insolvenza della medesima emessa nell’ambito di una procedura di liquidazione coatta amministrativa, ha sancito l’irrilevanza del requisito soggettivo di fallibilità nell’accertamento da parte del Tribunale dello stato d’insolvenza di una società cooperativa.

Nella fattispecie, la società riteneva erroneo l’accertamento del proprio stato di insolvenza, in assenza dei requisiti prescritti dall’art. 1, secondo comma, lett. a), b), c) l.f. (attivo patrimoniale, ricavi lordi ed ammontare dei debiti), attesa l’uniformità dei presupposti della procedura di liquidazione coatta amministrativa con quelli per la dichiarazione di fallimento, secondo un’interpretazione dell’art. 195 l.f. costituzionalmente orientata al rispetto del principio di uguaglianza (art. 3 Cost.), oltre che dei principi, a norma dell’art. 76 Cost., della legge delega 14.03.2005 n. 80 (di conv. del D.L. 15.03.2005 n. 35) non operanti alcuna discriminazione tra le due procedure concorsuali.

In proposito, la Corte ha, dapprima, chiarito la diversità della procedura di fallimento da quella di liquidazione coatta amministrativa per natura e finalità: mentre la prima è una procedura concorsuale esclusivamente prevista per l’imprenditore commerciale che non goda dei requisiti esonerativi dell’art. 1, secondo comma, lett. a), b), c) l.f., la seconda è una procedura per le imprese individuate direttamente dalla legge rispondente a ragioni di interesse generale, non riducibili al solo stato di insolvenza.

Successivamente, il Collegio torinese ha sottolineato che l’analogia tra l’istruttoria propria della liquidazione coatta amministrativa e quella prefallimentare è ravvisabile solo nelle modalità di accertamento dello stato d’insolvenza dell’impresa che devono svolgersi, ai sensi dell’art. 195 l.f., nelle forme indicate dall’art. 15 l.f.. Viceversa: l’unico presupposto previsto per l’ammissione di un’impresa alla procedura di l.c.a. è l’insolvenza, posto che non vi è alcun richiamo ai requisiti dimensionali di cui all’art. 1 l.f. e ad un loro apprezzamento nell’ambito della procedura di l.c.a..

Una tale regolamentazione, interpretata in base al suo inequivoco tenore letterale, non può assolutamente considerarsi costituzionalmente illegittima sotto il profilo dell’art. 3 Cost. proprio per la disuguaglianza delle situazioni comparate, risultante dalla diversità delle due procedure concorsuali sopra evidenziata.

La questione di legittimità costituzionale prospettata dalla società reclamante nel caso in esame è dunque oltre che manifestamente infondata, pure priva del requisito di rilevanza anche sotto il profilo dell’art. 76 Cost., non sussistendo una violazione della norma, in assenza di principi direttivi nella legge di delega per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali che escludano una diversità di tutela dei creditori nella procedura fallimentare e in quella di liquidazione coatta amministrativa.

La differente modulazione di tutele dei creditori, per intensità e per modelli procedimentali – ha spiegato la Corte d’Appello – rientra a pieno titolo nella discrezionalità del legislatore, “purché assistita da un criterio di ragionevolezza, ben giustificato, per le ragioni illustrate, dalla diversità delle procedure in esame”.

Nell’accertamento dello stato di insolvenza di un’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa e, nella specie, di una società cooperativa, al Tribunale è dunque conferito unicamente il potere di accertamento della sussistenza di tale requisito oggettivo, a norma dell’art. 195 l.f., con esclusione di ogni sindacato valutativo dei requisiti soggettivi prescritti dall’art. 1 l.f..

(Francesca Fumagalli – f.fumagalli@lascalaw.com)

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

La Corte d’appello di Napoli, con la pronuncia in esame, ha rigettato il reclamo proposto avverso...

Coronavirus

La rivincita del promissario acquirente

La questione posta all’esame dell’Adunanza plenaria consiste nello stabilire se, a seguito dell...

Crisi e procedure concorsuali

Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Il Tribunale di Prato ha reso un’interessante sentenza in materia di accordi di ristrutturazione ...

Crisi e procedure concorsuali

X