Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

L’interrogatorio del curatore contumace nel giudizio di reclamo alla sentenza di fallimento

L’effetto devolutivo del reclamo consente alla Corte d’appello di disporre l’interrogatorio libero del curatore fallimentare anche se contumace.

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, affronta preliminarmente il tema generale dell’interrogatorio libero di una parte rimasta contumace per poi applicare tale normativa al procedimento di reclamo alla sentenza dichiarativa di fallimento.

Con riferimento all’interrogatorio libero della parte contumace la Corte richiama l’art. 117 c.p.c. che stabilisce che “il giudice in qualunque stato e grado del processo, ha facoltà di ordinare la comparizione personale delle parti in contraddittorio per interrogarle liberamente sui fatti di causa”.

Tale norma non fornisce alcun elemento da cui si possa desumere che l’interrogatorio libero delle parti presupponga la costituzione in giudizio delle stesse.

Ciò trova conferma anche in due pronunce della stessa Suprema Corte, seppur datate, che hanno escluso la necessità della costituzione in giudizio perché la parte possa utilmente rendere e il giudice raccogliere le risposte all’interrogatorio libero.

La Corte, chiarito questo punto, ha poi proseguito affermando che l’interrogatorio formale del curatore può essere disposto anche nel giudizio di reclamo.

Come noto infatti, il procedimento di reclamo è caratterizzato da un effetto devolutivo pieno. Ne consegue che i limiti previsti dagli artt. 342 e 345 c.p.c. in tema di nuove allegazioni e nuovi mezzi di prova non possono trovare applicazione nel giudizio di reclamo.

Alla luce di ciò, il giudice del reclamo ben può disporre l’interrogatorio libero del curatore fallimentare anche se rimasto contumace.

Cass., Sez. I Civ., 23 maggio 2017, n. 12925 (leggi la sentenza)

Giulia Camilli – g.camilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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