Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

L’insinuazione al passivo dei crediti post fallimento: la corretta applicazione dell’art. 101 L.F.

La Corte di Cassazione si è espressa in merito alla corretta applicazione dell’art. 101 L.F. nell’ipotesi di ammissione al passivo di crediti sopravvenuti, sorti posteriormente all’apertura del fallimento.

E’ nota l’interpretazione tradizionalmente rigida della norma citata, assunta tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, secondo la quale:

  1. le domande presentate non oltre il termine dei dodici mesi (prorogabile fino a diciotto) dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo di cui sopra, sono tardive e
  2. le domande presentate oltre tale termine sono qualificate come supertardive o ultratardive e, per essere esaminate, devono superare il vaglio di ammissibilità che richiede che l’istante fornisca la prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.

E’ altrettanto noto che questa impostazione non distingua fra crediti sorti anteriormente e  successivamente all’apertura della procedura concorsuale, con evidente lesione per i creditori sopravvenuti che patiscono la limitazione della contrazione temporale.

Di diverso avviso è stata, invece, la Corte di Cassazione che, con sentenza n. 16218 del 31 luglio 2015, ha, infatti, avuto modo di affermare che l’insinuazione al passivo dei crediti sorti in data successiva alla dichiarazione del fallimento non è soggetta al termine di decadenza di cui all’art. 101, commi primo ed ultimo, legge fallim.

Appare utile, anche per la portata dell’arresto in parola, esaminarne la vicenda sottesa.

Facciamo quindi un passo indietro.

La fattispecie al centro della sentenza in oggetto concerneva l’ammissibilità o meno di una domanda di ammissione al passivo a titolo di rimborso dell’acconto sul prezzo di acquisto di un immobile versato da due soggetti in seguito della stipula di un preliminare di compravendita, cui il curatore aveva dichiarato di non subentrare, esercitando la facoltà prevista dall’art. 72 L.F.  Il giudice delegato aveva dichiarato inammissibile tale domanda d’insinuazione affermando che il termine annuale a decorrere dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo fosse già spirato. L’opposizione dei soggetti creditori ex art. 98 l.fall. era stata respinta dal tribunale in base all’osservazione, in verità stereotipata e superficiale, per cui l’art. 101 L.F. non distingue tra crediti sorti prima e crediti sorti dopo la dichiarazione di fallimento e pertanto l’insinuazione del credito sorto con la comunicazione dello scioglimento del preliminare è soggetto ai termini di legge ai sensi dell’art. 101 L.F.

La domanda dei creditori, depositata oltre il citato termine, risultava ultratardiva ed in assenza della prova che il ritardo fosse dipeso da causa a loro non imputabile, la stessa non poteva essere ammessa.

La sentenza veniva impugnata con ricorso in Cassazione sulla base di due motivi. Con il primo motivo si denunciava violazione dell’art. 101 L.F. I ricorrenti premettevano che il credito restitutorio del promissario acquirente, derivante dallo scioglimento del curatore dal contratto preliminare ai sensi dell’art. 72 L.F., sorgesse soltanto al momento della comunicazione dello scioglimento stesso da parte del Curatore. Sostenevano, poi, che l’art. 101, cit., si riferisce soltanto ai crediti già esistenti alla data della dichiarazione del fallimento e non anche a quelli sorti successivamente, come nella specie.

Inoltre, con il secondo motivo del medesimo ricorso si sollevava, subordinatamente, questione di legittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3 e 24 Cost., dell’art. 101 L.F.  Nella parte in cui non prevede che i creditori sopravvenuti o incolpevoli possano presentare istanza di ammissione al passivo entro il termine come sopra determinato.

Premettendo, in primis, che, sul punto, non si registrano precedenti pronunce di legittimità, la motivazione della Suprema Corte si sviluppa secondo il seguente iter argomentativo. “Deve ritenersi che ai crediti sopravvenuti non si applichi il termine decadenziale di dodici (o sino a diciotto) mesi, di cui al primo comma e all’ultimo comma dell’art. 101 legge fallim. In mancanza di una esplicita indicazione testuale, ciò s’impone per ragioni di ordine logico-sistematico.

Nuovi crediti concorsuali, invero, possono sorgere (nei casi previsti dalla legge) durante tutto l’arco della procedura fallimentare, anche in fasi assai avanzate della stessa (l’art. 70, comma secondo, legge fallim., riguardante le conseguenze dei giudizi di revoca degli atti pregiudizievoli per i creditori, che normal-mente durano  diversi anni, ne 6 l’esempio più vistoso), sicché il termine di cui si tratta ben potrebbe essere già scaduto alla data del sorgere del credito. Ne potrebbe sostenersi che, costituendo il carattere sopravvenuto del credito stesso ragione di non imputabilità del ritardo dell’insinuazione, quest’ultima sarebbe comunque ammissibile ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 101 legge fallim.

… Nel caso, poi, (come nella fattispecie che ci occupa) che il termine non sia scaduto, al creditore sopravvenuto residuerebbe, per provvedere all’insinuazione, un tempo comunque più breve – tendente al limite ad annullarsi – di quello a disposizione dei creditori preesistenti, con conseguenti dubbi di legittimità costituzionale sotto il profilo del principio di uguaglianza (art. 3 Cost.) e del diritto di azione in giudizio (art. 24 Cost.)”.

Per altro, prosegue la Corte, “Le controindicazioni della soluzione qui accolta, sotto il profilo della rapidità delle operazioni di verifica del passivo, non vanno drammatizzate, perché il creditore sopravvenuto che tardi ad insinuarsi pur dopo sorgere del proprio credito va comunque incontro ad inconvenienti di non scarso rilievo…

In accoglimento del ricorso principale la Corte ha, quindi, affermato: “In conclusione, il ricorso principale va accolto, il ricorso incidentale va respinto e il decreto impugnato va cassato con rinvio al giudice indicate in dispositivo, il quale si atterrà al seguente principio di diritto: l’insinuazione al passivo dei crediti sorti in data successiva alla dichiarazione del fallimento non è soggetta al termine di decadenza di cui all’art. 101, commi primo ed ultimo, legge fallim.”

Giorgio Zurru g.zurru@lascalaw.com

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