Diritto dell'Esecuzione Forzata

L’insindacabilità del titolo esecutivo giudiziale divenuto definitivo

Cass., Sez. III Civile, 5 febbraio 2015, n. 2076 (leggi la sentenza)

La sentenza della Corte di Cassazione n. 2076/2015 esamina il caso di un giudizio di esecuzione presso terzi instaurato nei confronti di un’azienda sanitaria locale (A.S.L.), che prima del riordino della materia sanitaria era identificata come unità sanitaria locale (U.S.L.).

Orbene a seguito di fatture non pagate da parte della ex USL, nel 1997 il creditore otteneva decreto ingiuntivo -non opposto e divenuto pertanto definitivo- nei confronti della A.S.L. subentrata e notificava relativo precetto.

Tuttavia, non avendo ricevuto alcun pagamento, il creditore notificava un nuovo precetto alla A.S.L. competente per regione, quindi nel 2009 effettuava un pignoramento presso terzi nei confronti di quest’ultima A.S.L., in relazione al quale veniva resa dichiarazione positiva ed essa creditrice chiedeva l’assegnazione della somma pignorata.

Il Giudice dell’esecuzione, però, rigettava l’istanza di assegnazione e disponeva lo svincolo delle somme e la restituzione dei titoli.

Parte creditrice proponeva allora opposizione agli atti esecutivi contro il provvedimento del Giudice dell’Esecuzione. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, rigettava l’opposizione ribadendo l’ormai consolidato principio secondo il quale non si è verificata una successione ex lege delle ASL nelle obbligazioni delle preesistenti USL; pertanto, essendo stato emesso il decreto ingiuntivo nel 1997, quando le USL erano già state soppresse, esso avrebbe dovuto essere richiesto nei confronti della gestione liquidatoria della USL e non, com’è di fatto avvenuto, nei confronti della ASL, soggetto privo di legittimazione passiva.

Il creditore procedente ricorreva, infine, al giudizio della Suprema Corte per vedersi riconosciuto il suo diritto di credito di cui al decreto ingiuntivo.

La Suprema Corte cassava la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, rilevando come il giudice di merito rigettava l’opposizione agli atti esecutivi proposta dal creditore procedente sulla base di argomentazioni relative alla errata individuazione – nel titolo posto in esecuzione – del legittimato passivo; tale questione, evidenzia la Suprema Corte, attiene al rapporto sostanziale che avrebbe potuto essere posta in discussione solo nell’eventuale giudizio di cognizione (opposizione a decreto ingiuntivo) conseguente alla formazione del titolo monitorio. Poiché l’opposizione a decreto ingiuntivo non aveva avuto luogo, il decreto emesso è da considerarsi definitivo e passato in giudicato.

La Suprema Corte, accoglieva il ricorso del creditore procedente e stabiliva che il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere doveva decidere in applicazione del seguente principio di diritto: “nell’ambito del procedimento esecutivo, a fronte di un titolo esecutivo giudiziale divenuto definitivo, il giudice dell’esecuzione non può sindacare la sussistenza della condizione di obbligato sostanziale in capo al debitore indicato dal titolo, essendo tale questione coperta dal giudicato“.

17 febbraio 2015

Valentina Giffoni – v.giffoni@lascalaw.com

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