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L’iniziativa del correntista deve essere specifica: allegazione e prova dei fatti

“I fatti sui quali l’attore fonda le proprie pretese devono essere specificamente indicati, come prescritto dall’art. 163 comma terzo n. 4 c.p.c., non potendo a tale onere supplire una produzione documentale che presuppone, invece, la preventiva estrinsecazione del fatto, [ciò, in quanto, n.d.r.] nel vigente ordinamento processuale, caratterizzato dall’iniziativa della parte e dall’obbligo del giudice di rendere la propria pronunzia nei limiti delle domande delle parti, al giudice è inibito trarre dai documenti comunque esistenti in atti determinate deduzioni o indicazioni, necessarie ai fini della decisione, ove queste non siano specificate nella domanda”.

In questi termini si è espresso il Tribunale di Bergamo, rigettando, per l’effetto, la domanda di ripetizione dell’indebito spiegata da un ex correntista di un Istituto di Credito, cliente dello Studio. Il principio di diritto posto a motivo della decisione rappresenta l’estrinsecazione interpretativa del nota disposizione di cui all’art. 99 c.p.c. in combinato disposto con l’art. 115 c.p.c.

Nel caso di specie, l’attrice, a fronte di una generica domanda di ripetizione dell’indebito avente ad oggetto pagamenti eseguiti in conto corrente, si limitava ad un’allegazione sommaria e mai specifica dei fatti costitutivi della pretesa e, sotto il profilo documentale, ometteva di produrre la serie integrale degli estratti di conto corrente che mancavano di diverse annualità.

Il Giudice, ai fini del decidere, ha fondato il provvedimento, argomentando sotto due profili dirimenti.

  • Da un lato, ha rilevato che “una domanda od eccezione non può considerarsi proposta per il solo fatto della produzione in giudizio dei documenti che la giustificherebbero” (in senso conforme SS.UU. n. 2435, 01 febbraio 2008).
  • Dall’altro, constatando la sussistenza di un’evidente carenza probatoria, ha affermato che “nel corretto riparto dell’onere probatorio, il correntista ha l’onere di fornire la prova dell’assenza di una valida causa debendi , documentando tutto l’andamento del rapporto di conto corrente, evidenziando tutte quante le rimesse suscettibili di ripetizione”.

La decisione si annovera nel solco di plurime pronunce di legittimità, oramai unanimi sul punto, come Cass. 11543/19; Cass. Civ. n. 30822/2018; Cass. 2015/ 9201; Cass. 2016/ 20693; Cass. 2017/24948, le quali sono costanti nell’affermare che “il correntista  che agisce giudizialmente per l’accertamento giudiziale del saldo e la ripetizione delle somme indebitamente riscosse dall’istituto di credito, deve farsi carico della produzione dell’intera serie degli estratti conto”.

Il Giudice Bergamasco ha pertanto rigettato la domanda e condannato l’attrice alla refusione delle spese di lite.

Tribunale di Bergamo, 20 settembre 2019, n. 1978

Roberta Bramanti – r.bramanti@lascalaw.com

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