L’informativa nel contratto

L’informativa nel contratto

Si segnala una recente decisione del Tribunale di Milano, con la quale il giudice adito – nel respingere la domanda proposta da parte del contraente una polizza linked – ha appurato la sussistenza della prova in ordine al corretto operato della Compagnia emittente il prodotto.

La cliente agiva nei confronti della Compagnia domandando il “risarcimento dei danni sofferti per la condotta della convenuta contraria ai doveri di buona fede e correttezza nonché ai precetti ex artt. 1337 c.c. e 2043 c.c.”, con richiesta risarcitoria della perdita occasionata dal contratto stesso. La Compagnia, ovviamente, si costituiva nel giudizio ed eccepiva la propria carenza di legittimazione riguardo alla pretesa risarcitoria e l’infondatezza della domanda di restituzione della somma assicurata.

Senza lo svolgimento di attività istruttoria la causa veniva trattenuta dal Giudice in decisione e, nel pronunciare il rigetto delle domande azionate, veniva sottolineato che la prova del corretto operato si rinveniva dalla documentazione contrattuale.

Il Tribunale motiva così: il “contratto di assicurazione […] reca in calce la disposizione per la quale l’attrice ha dichiarato sia di aver preso esatta conoscenza delle Condizioni di Assicurazione, di averle comprese e di approvarle specificamente sia di aver ricevuto la Scheda Sintetica, la Parte I e la Parte II del Prospetto Informativo redatto secondo le prescrizioni Consob (doc.1). Dunque, poco conta che “l’unica sottoscrizione sia stata apposta sulla scheda di valutazione dell’adeguatezza” posto che la polizza agli atti reca espresso e puntuale rinvio alla documentazione suddetta”.

Ed infatti, con riguardo alla censura in merito all’informativa precontrattuale viene sottolineato che – sempre nella documentazione richiamata – la Compagnia “nelle varie articolazioni evidenziate, espressamente attesta che le garanzie non sono prestate dalla compagnia convenuta bensì dal soggetto emittente la polizza e che sono condizionate alla solvibilità dello stesso, sì da risultare il rischio correlato ad eventuale insolvenza o fallimento posto a carico del contraente”.

Quanto alle modalità di negoziazione dei contratti, accogliendo l’eccezione sollevata dalla convenuta, il Giudice osserva che, a prescindere dalla loro fondatezza, “non sono comunque riferibili alla convenuta bensì all’istituto bancario che ha operato quale intermediario autorizzato al collocamento del prodotto assicurativo sì da risultare fondata l’eccezione di carenza di legittimazione passiva avanzata dalla convenuta”.

Dal rigetto integrale delle domande, consegue la condanna al pagamento delle spese legali.

Tribunale di Milano, 8 novembre 2019, n. 10154

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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