Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Linee guida sulle udienze condivise tra Magistrati e Avvocati

Come noto e da noi già riportato nell’articolo del 23 marzo scorso, il decreto n. 18 del 17 marzo aveva stabilito che “dal 9 marzo al 15 aprile 2020 le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari sono rinviate d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020”, salvo talune eccezioni ivi specificate. Rinvio d’ufficio che il Decreto approvato il 6 aprile scorso ha prorogato poi fino all’11 maggio compreso.

Oltre al rinvio d’ufficio delle udienze fissate nell’ambito dei procedimenti civili pendenti cadenti nel periodo suddetto, per il periodo successivo, a partire quindi ora dal 12 maggio, i commi 6 e 7 del decreto attribuiva ai dirigenti degli uffici giudiziari il compito di adottare misure organizzative, anche incidenti sulla fissazione e la trattazione delle udienze, al fine di evitare assembramenti negli uffici e contatti ravvicinati tra le persone.

In particolare, per quanto riguarda le udienze civili, il citato comma 7 prevede, quali ipotesi di misure organizzative idonee a dare attuazione a quanto precede:

  • alla lettera f) lo svolgimento delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti mediante collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia, con la precisazione che lo svolgimento dell’udienza deve in ogni caso avvenire con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva partecipazione delle parti;
  • alla lettera g) la possibilità del mero rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno 2020, con le menzionate eccezioni indicate al comma 3;
  • alla lettera h) l’ipotesi di svolgimento delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti mediante lo scambio e il deposito in telematico di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni, e la successiva adozione fuori udienza del provvedimento del giudice.

Proprio su queste prerogative affidate ai responsabili degli Uffici giudiziari è intervenuta in particolare la delibera del Plenum del CSM del 26 marzo scorso, adottata ad esito di un tavolo di concertazione con il CNF, insieme alla Direzione General dei Servizi informativi automatizzati, proponendo un vademecum e suggerendo bozze di protocolli da condividere con gli ordini degli avvocati locali.

La delibera, intitolata “Linee guida agli Uffici Giudiziari in ordine all’emergenza COVID 19” (contiene numerose altre indicazioni, ma in questa sede ci soffermiamo sul tema delle udienze civili) disciplina sia la gestione della prima fase dell’emergenza COVID-19, attualmente prorogata all’11 maggio, sia la gestione della fase successiva.

Quanto alla prima fase, attualmente in corso fin dal 9 marzo scorso, formulate doverose premesse relative alla finalità primaria di tutela della salute pubblica e del personale amministrativo, attualmente non abilitato a lavorare da remoto, vengono espresse le seguenti indicazioni (ne citiamo le più significative per esigenze di sintesi, rinviando alla lettura del documento allegato per un approfondimento):

– invitare i magistrati a “valutare l’opportunità di rinviare le udienze a date successive al 30 giugno 2020 (salvo comprovate ragioni di urgenza), onde evitare ulteriori rinvii nel medesimo procedimento con aggravio di lavoro anche per i ridotti presidi di cancelleria”;

– promuovere, per le udienze civili che non possono essere differite ai sensi dell’art. 83, comma 3, del D.L. n. 18/2020 e che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti, lo svolgimento mediante collegamenti da remoto;

– promuovere, altresì, lo svolgimento delle udienze civili che non possono essere differite e che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti e che si concludono con provvedimenti da adottarsi fuori udienza con le modalità di cui al comma 7, lett. h) dell’art. 83 cit. (udienze a c.d. trattazione scritta);

– per le finalità di cui alle lettere b) e c), di promuovere la stipula di protocolli con i Consigli dell’ordine degli avvocati locali, sì da individuare modalità condivise di partecipazione da remoto di tutti i soggetti del processo ovvero modalità condivise della gestione dell’udienza a cd. trattazione scritta.

In calce alla delibera vengono proposte ipotesi di protocollo per garantire uniformità sul territorio nazionale, esplicitamente redatti “a seguito di interlocuzione con la DGSIA (Direzione Generale dei Servizi Informativi Automatizzati) ed il CNF (Consiglio Nazionale Forense)”, ferma restando l’autonomia dei Responsabili degli Uffici giudiziari nello svolgimento delle loro mansioni. Il CSM infatti tiene a precisare che trattasi di strumenti che forniscono mere indicazioni operative con finalità di organizzazione delle attività giurisdizionali e che non limitano in alcun modo l’interpretazione delle norme, rimessa ai magistrati.

Tali bozze di protocollo, articolate e dettagliate, sono volte a individuare modalità condivise di partecipazione alle udienze da remoto di tutti i soggetti del processo tramite gli applicativi messi a disposizione dalla DGSIA (applicativo Microsoft Teams o Skype for business), ovvero modalità condivise della gestione dell’udienza a c.d. trattazione scritta.

Da un lato, va quindi rimarcato il positivo e tempestivo intervento per offrire strumenti di gestione delle udienze telematiche condivisa tra gli operatori della giustizia, con criteri possibilmente uniformi su tutto il territorio nazionale. Va quindi sottolineata con favore la concertazione preliminare tra il CSM e CNF per condividere tali linee guida generali, come occasione di collaborazione tra magistratura e avvocatura nell’interesse superiore del migliore svolgimento possibile dei processi.

D’altro canto, va anche rilevato che in via principale viene raccomandato il rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno (che, concretamente, significa spesso in autunno o dopo): se immediatamente appare la soluzione più semplice e realistica per le comprensibili motivazioni descritte in premessa, dall’altro lato non può ignorarsi l’inevitabile allungamento dei processi che questo comporta, con tutte le conseguenze che ne derivano.

È dunque auspicabile uno sforzo congiunto nella direzione di una concreta adozione, nel più breve tempo possibile, dello strumento della trattazione telematica dell’udienza, prevista dal Decreto e già disciplinata dalla DGSIA, con rinvio a più breve termine possibile delle udienze, che contribuirebbe contemporaneamente al raggiungimento dell’obiettivo di tutela della salute pubblica e, allo stesso tempo, di “neutralizzare gli effetti negativi che il massivo differimento delle attività processuali (potrebbe) dispiegare sulla tutela dei diritti … (cfr. relazione illustrativa al D.L. n. 18/2020)”, come giustamente ricordato dalla stessa delibera in commento.

Antonio Ferraguto – a.ferraguto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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