La lettura secondo buona fede della nullità relativa

L’indicizzazione dei canoni di leasing al tasso Euribor non presuppone un “contratto derivato”

I contratti di leasing contenenti clausole di indicizzazione dei canoni al tasso Euribor non sono contratti derivati, dato che tali clausole non alterano la causa tipica del negozio. È quanto statuito in una recente pronuncia dal Tribunale di Milano.

Una società di leasing citava in giudizio una società per sentire dichiarata la risoluzione del contratto con la stessa stipulato, nonché per ottenere la condanna della cliente al pagamento dei canoni insoluti e la restituzione dei beni.

L’utilizzatrice si costituiva in giudizio sollevando diverse eccezioni tra cui la nullità del contratto di leasing, sostenendo, in particolare, che le clausole di indicizzazione dei canoni al tasso Euribor e di attualizzazione dei canoni (quest’ultima prevista per il caso di risoluzione del contratto) renderebbero il negozio simile ad un contratto derivato, con conseguente applicazione della disciplina finanziaria prevista del T.U.F..

Il Tribunale, tuttavia, ha rigettato l’eccezione della convenuta affermando che la clausola di indicizzazione non ha alcun effetto né sulla natura, né sulla causa del leasing, che rimangono, dunque, inalterate (“Ritiene il tribunale che la clausola di indicizzazione dei canoni dovuti dall’utilizzatore, non interferisca con la causa e l’oggetto del contratto di leasing, posto che con essa le parti hanno inteso unicamente prevedere un meccanismo per ancorare ad un parametro oggettivamente certo, il corrispettivo dovuto”).

Il Giudice adito ha così affermato che la clausola non ha causa autonoma, bensì meramente accessoria “rispetto al fine perseguito dalle parti, riguardando la sola determinazione del tasso di interesse dell’operazione di finanziamento, indicizzato ad un parametro certo, ma variabile”.

Peraltro, con riferimento alla clausola di attualizzazione dei canoni, la sentenza statuisce che la sua funzione è esclusivamente “quella di riequilibrare le posizioni dei contraenti, diminuendo l’ammontare dei residui canoni dovuti, che sarebbero via maturati in epoca successiva alla risoluzione, di una quota corrispondente al tasso di attualizzazione che i contraenti hanno, liberamente, convenuto”, dovendosi così escludere una alterazione della causa (tipica del contratto di leasing) o della natura del contratto.

Pertanto – accertato che al contratto di leasing con clausola di indicizzazione e attualizzazione dei canoni non è applicabile la disciplina finanziaria – la sentenza ha escluso la nullità dello stesso ed integralmente accolto le domande attoree, dichiarando l’avvenuta risoluzione.

Tribunale di Milano, 11 maggio 2017, sentenza n. 5296

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

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