Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

L’inapplicabilita’ della clausola compromissoria all’azione di responsabilita’ da parte del curatore fallimentare 

Le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società di capitali, previste dagli artt.  2392, 2393 e 2394 c.c., pur essendo tra loro distinte – in caso di fallimento dell’ente – confluiscono nell’unica azione di responsabilità, esercitabile dal curatore ai sensi dell’art. 146 l.f., assumendo contenuto inscindibile e connotazione autonoma.

In tal caso, la clausola compromissoria contenuta nello statuto sociale non e’ applicabile all’azione di responsabilita’ promossa dal curatore nei confronti degli amministratori.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 15830 del 23 luglio 2020, ha precisato, in particolare, che tale principio trova giustificazione nel contenuto unitario e inscindibile della predetta azione ex art. 146 L.F., quale “strumento di reintegrazione del patrimonio sociale previsto a garanzia sia dei soci che dei creditori sociali, nel quale confluiscono, con connotati di autonomia e con la modifica della legittimazione attiva, sia l’azione prevista dall’art. 2393 c.c. che quella di cui all’art. 2394 c.c., in riferimento alla quale la clausola compromissoria non puo’ operare per il semplice fatto che i creditori sociali sono terzi rispetto alla societa’”.

Tali azioni, peraltro, non perdono la loro identità giuridica, rimanendo tra loro distinte sia nei presupposti di fatto, che nella disciplina applicabile, essendo differenti la distribuzione dell’onere della prova, i criteri di determinazione dei danni risarcibili ed il regime di decorrenza del termine di prescrizione.

La clausola arbitrale, contenuta nello statuto sociale, non rileva invece con riguardo all’esercizio dell’azione dei creditori sociali, per l’evidente rilievo che i creditori sono terzi rispetto alla società.

Cass, Sez. VI, 23 luglio 2020, n. 15830

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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