Credito Al Consumo

Quando l’inadempimento del Cliente si riflette sul convenzionato

Tribunale di Bologna, 14 ottobre 2014

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Bologna è tornato ad affrontare alcune delle principali  criticità tipiche delle operazioni di prestito al consumo finalizzate all’acquisto di un veicolo presso le strutture convenzionate.

La sentenza rappresenta la coda di una vicenda giudiziale promossa dall’esercente convenzionato per ottenere la declaratoria di nullità della clausola di inversione del rischio contenuta nell’accordo di convenzionamento.

In tale contesto, il Tribunale petroniano ha quindi approfondito la natura giuridica dell’art. 3 dell’accordo di convenzionamento stipulato dalle parti (c.d. clausola di inversione del rischio), dopodiché, rilevando inoltre che in ragione di tale disposizione contrattuale le parti avevano previsto che nell’eventualità in cui il Cliente non avesse provveduto al pagamento delle rate di finanziamento a causa dell’inadempimento del soggetto convenzionato, lo stesso avrebbe dovuto, a semplice richiesta della società Finanziaria, eseguire il pagamento di “una somma pari all’ammontare delle rate di rimborso eventualmente scadute ed impagate oltre al residuo capitale al momento dovuto, maggiorato di una penale del 10%, oltre gli interessi annui anche di mora nella stessa misura”.

In ragione di ciò, il Giudice del Tribunale di Bologna ha ritenuto che detta clausola di inversione del rischio, destinata a far ricadere sull’esercente convenzionato il rischio dell’inadempimento del Cliente, possa essere interpretata come “obbligazione di garanzia”, che trova il suo fondamento nella volontà contrattuale delle parti di far ricadere sul soggetto convenzionato proprio l’alea dell’inadempimento del cliente.

In questa direzione,  il giudice felsineo precisa inoltre che il “riassetto” degli equilibri contrattuali è dato dal beneficio economico che il convenzionato trae nell’incassare in un’unica soluzione l’intero credito del bene venduto “a fronte del rimborso poi effettuato ratealmente dal cliente in favore dell’erogatore del finanziamento”.

E ciò, senza dimenticare, chiarisce il Tribunale, che la clausola di inversione del rischio in commento opera, altresì, il trasferimento in capo all’esercente convenzionato dell’onere probatorio (ossia dell’ “onere di dimostrare l’avvenuto adempimento del cliente al contratto di finanziamento”), non potendosi configurare l’ipotesi come una inversione dell’onere della prova non consentita.

Dunque, conclude il Tribunale di Bologna, siffatta clausola di inversione del rischio contenuta in un accordo di convenzionamento sottoscritto tra società Finanziaria ed esercente convenzionato deve ritenersi pienamente valida ed efficace.

5 maggio 2015

Iliza Ugliano – i.ugliano@lascalaw.com

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