Il Manuale Utente delle comunicazioni oggettive

Limpidi rischi nelle cripto-attività

Con il comunicato stampa del 28 aprile 2021 Consob e Bankitalia mettono in guardia la collettività, e in particolare i piccoli risparmiatori, sugli elevati rischi connessi alle operazioni in cripto-attività (crypto-asset).

Le c.d. valute virtuali – con queste intendendosi tutte quelle rappresentazioni digitali di valore, utilizzate come mezzo di scambio o detenute a scopo di investimento, che possono essere trasferite, archiviate e negoziate elettronicamente – tornano dunque al centro dell’attenzione di Bankitalia.

Create da soggetti privati che operano sul web, le valute virtuali non devono essere confuse con i tradizionali strumenti di pagamento elettronici (carte di debito, carte di credito, bonifici bancari, carte prepagate, ecc.). Esse neanche rappresentano in forma digitale le comuni valute a corso legale (euro, dollaro, ecc.), non sono emesse o garantite da una banca centrale o da un’autorità pubblica e generalmente non sono regolamentate.

Le valute virtuali, inoltre, non hanno corso legale e, pertanto, non devono per legge essere obbligatoriamente accettate per l’estinzione delle obbligazioni pecuniarie, ma possono essere utilizzate per acquistare beni o servizi solo se il venditore è disponibile ad accettarle.

Premesso e specificato su cosa Bankitalia ha focalizzato la propria attenzione, va innanzitutto rilevato che il comunicato stampa di fine aprile si inserisce in un perfetto solco di continuità con le precedenti comunicazioni della Banca Centrale italiana, relative all’ “Avvertenza sull’utilizzo delle cosiddette valute virtuali” del 30 gennaio 2015 ed all’ “Avvertenza per i consumatori sui rischi delle valute virtuali da parte delle Autorità europee” del 19 marzo 2018.

Già all’epoca, con le due comunicazioni appena citate, Bankitalia sottolineava come l’acquisto, il possesso o lo scambio di valute virtuali possa comportare rischi significativi, soprattutto per coloro che se ne avvalgono senza disporre di un’adeguata consapevolezza dei profili di rischio connessi. E così, chiariva che di sovente tali operazioni vengono effettuate in totale deficit informativo, non sono coperte da tutele legali e contrattuali, non sono sottoposte ad alcuna forma di controllo e vigilanza da parte di soggetti terzi ed imparziali, sono altamente legate a rischi di perdita integrale della moneta e, in particolar modo, possono prestarsi a transazioni connesse ad attività criminali.

Non troppo tempo dopo, Bankitalia, questa volta di concerto con la Consob, ribadisce espressamente le avvertenze già puntualmente sottoposte all’attenzione dei risparmiatori negli anni precedenti, riportando e sottolineando altresì che le tre Autorità europee di supervisione (EBA, ESMA ed EIOPA) sono ferme anch’esse nell’affermare la natura altamente rischiosa delle cripto-attività

Fermo tutto quanto ciò, comunque, l’acquisto, l’utilizzo e l’accettazione in pagamento delle valute virtuali, perlomeno in Italia, devono allo stato ritenersi attività lecite. Le parti, infatti, sono libere di obbligarsi a corrispondere somme anche non espresse in valute aventi corso legale. Tuttavia, deve essere posta l’attenzione sul fatto che “le attività di emissione di valuta virtuale, conversione di moneta legale in valute virtuali e viceversa e gestione dei relativi schemi operativi potrebbero invece concretizzare, nell’ordinamento nazionale, la violazione di disposizioni normative, penalmente sanzionate, che riservano l’esercizio della relativa attività ai soli soggetti legittimati”(si vedano al riguardo gli artt.130, 131 TUB per l’attività bancaria e l’attività di raccolta del risparmio; l’art.131 ter TUB per la prestazione di servizi di pagamento; l’art.166 TUF per la prestazione di servizi di investimento).

Sulla considerazione che sono in corso valutazioni a livello internazionale sulle modalità con cui regolamentare e sottoporre a vigilanza il fenomeno, in attesa che venga definito un approccio condiviso, Bankitalia richiama l’attenzione degli utilizzatori sui rischi insiti nell’utilizzazione e nell’investimento in valute virtuali.

Sul punto, ribadisce infatti che “l’operatività in cripto-attività presenta rischi di diversa natura, tra cui: la scarsa disponibilità di informazioni in merito alle modalità di determinazione dei prezzi; la volatilità delle quotazioni; la complessità delle tecnologie sottostanti; l’assenza di tutele legali e contrattuali, di obblighi informativi da parte degli operatori e di specifiche forme di supervisione su tali operatori nonché di regole a salvaguardia delle somme impiegate”.

Segnala, altresì, “il rischio di perdite a causa di malfunzionamenti, attacchi informatici o smarrimento delle credenziali di accesso ai portafogli elettronici. Tali rischi assumono ora una maggiore rilevanza in relazione al diffondersi di forme di offerta attraverso il canale digitale che facilitano l’acquisto di cripto-attività da parte di una platea molto ampia di soggetti”.

Alla luce delle complessive considerazioni appena riportate, la Commissione europea ha recentemente avanzato una proposta di regolamentazione – il cui iter di approvazione è tuttora in corso – per disciplinare l’emissione, l’offerta al pubblico, la prestazione dei servizi e il contrasto agli abusi di mercato in relazione alle diverse tipologie di cripto-attività.

La proposta, chiaramente, persegue l’obiettivo di definire un quadro giuridico sistemico e ben definito per tali strumenti, nonché di garantire l’integrità del mercato e livelli adeguati di tutela dei consumatori e dei risparmiatori.

Al momento, quindi, l’acquisto di cripto-attività non è (ancora) soggetto alle norme in materia di trasparenza dei prodotti bancari e dei servizi di investimento e continua ad essere sprovvisto di specifiche forme di tutela; per una definizione puntuale di queste ultime, pertanto, vi è da attendere l’iter di approvazione della proposta di legge e, se del caso, il recepimento della normativa europea a livello nazionale.

Andrea Monesiglio – a.monesiglio@lascalaw.com

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