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Limiti operativi del fondo patrimoniale

Con la sentenza n. 21385 la Corte di Cassazione coordina l’applicazione del principio consensualistico con gli effetti della pubblicità dichiarativa, al fine di individuare i limiti di opponibilità derivanti dalla costituzione del fondo patrimoniale per la famiglia.

La terza sezione civile della Corte di Cassazione si è nuovamente espressa circa il regime di opponibilità ai creditori della cessione di un bene appartenente al fondo patrimoniale, istituto giuridico che consente di destinare un patrimonio (che può essere costituito da denaro, da beni mobili o immobili) al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

Il principale beneficio che si può conseguire attraverso la costituzione del fondo patrimoniale consiste nel rendere i beni che ne fanno parte non aggredibili per debiti che il creditore sapeva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, i coniugi avevano costituito un fondo patrimoniale nel cui oggetto era ricompreso un immobile, successivamente ceduto ad un terzo con atto di compravendita. Sul medesimo immobile veniva poi iscritta ipoteca giudiziale dalla banca, creditrice di una cospicua somma di denaro nei confronti della coppia. Qualche giorno dopo l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale da parte dell’istituto di credito, il terzo acquirente procedeva con la trascrizione dell’atto di compravendita nei pubblici registri immobiliari.

La Banca avviava quindi l’esecuzione forzata sul predetto immobile, notificando il pignoramento anche al terzo proprietario. Quest’ultimo decideva di proporre opposizione all’esecuzione, lamentando l’inopponibilità alla banca dell’atto di vendita trascritto e, di conseguenza, veder salvaguardato il proprio acquisto a titolo particolare.

Il giudice di merito adito dalle parti risolveva la quaestio iuris a favore del terzo acquirente, motivando la decisione sulla base di un criterio strettamente temporale: la banca non poteva invocare la circostanza che il bene fosse fuoriuscito dal fondo alla data di iscrizione dell’ipoteca, dato che l’atto di compravendita dell’immobile era stato trascritto in un momento successivo rispetto all’iscrizione dell’ipoteca giudiziale.

La Corte di Cassazione, nell’analizzare le censure mosse alla sentenza da parte dell’istituto di credito, ha rilevato invece che il problema dell’opponibilità alla banca dei vincoli nascenti dal fondo patrimoniale, pur dopo l’alienazione dell’immobile, non dovrebbe essere risolto in base al criterio dell’anteriorità o posteriorità della trascrizione dell’atto di compravendita, ma sulla base del principio consensualistico, secondo cui, com’è noto, gli effetti del contratto si producono con il semplice accordo fra le parti.

La trascrizione della compravendita immobiliare integra infatti una forma di pubblicità meramente dichiarativa e, come tale, ha la funzione di rendere opponibile l’atto a terzi onde dirimere eventuali conflitti insorgenti tra più acquirenti dello stesso bene. L’adempimento di tale formalità pubblicitaria non incide di certo sulla validità ed efficacia dell’atto trascritto il quale, in forza del principio consensualistico, si perfeziona con il semplice consenso delle parti.

Coordinando quindi il principio consensualistico con quello dell’efficacia meramente dichiarativa della trascrizione delle alienazioni immobiliari, si ottiene quindi la generale inopponibilità nei confronti del terzo degli effetti dell’atto dispositivo, se per lui pregiudizievoli, fintanto che l’atto non risulti dai pubblici registri immobiliari.

Ciò non esclude, tuttavia, che il terzo possa avvalersi degli effetti dell’atto di compravendita, se per lui favorevoli.

In conclusione, la Corte di Cassazione ha quindi statuito che la banca, avendo iscritto l’ipoteca sull’immobile due giorni dopo che lo stesso era stato ceduto dai coniugi, poteva giovarsi della fuoriuscita del bene dal fondo patrimoniale, nonostante la mancata trascrizione dell’atto di alienazione. Inoltre, avendo la banca iscritto ipoteca giudiziale prima della trascrizione della compravendita, tale atto non poteva essere opposto alla banca nemmeno dal terzo acquirente.

Cass., Sez. III Civ., 30 agosto 2018, n. 21385

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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