Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

Limiti all’ammissibilità del ricorso in Cassazione

È inammissibile il motivo di ricorso in Cassazione ove non vi sia una concreta critica alla decisione impugnata.

Dovranno perciò essere indicate le ragioni per cui la decisione impugnata risulti scorretta; ragioni che, per addivenire a tale scopo, devono considerare concretamente i presupposti che sorreggono la sentenza impugnata e dalla quale non posso discostarsi.

Il menzionato principio di diritto è stato oggetto di una recente pronuncia della Corte di Cassazione.

La vicenda in analisi trae origine dalla richiesta risarcitoria avanzata da un condomino a causa dei danni subiti per la mancata installazione di un impianto di depurazione. L’iter giudiziale ha coinvolto i tre gradi di giudizio: nel giudizio di primo grado il Tribunale, nell’accogliere la domanda attorea, condannava il Condominio alla realizzazione del suddetto impianto, nonché al risarcimento del danno derivante dall’impossibilità di vendita dell’immobile in oggetto. Il Condominio proponeva successivamente appello a tale sentenza, ma la Corte, nel riformare parzialmente la sentenza di primo grado, confermava l’obbligo dello stesso alla realizzazione dell’impianto di depurazione, escludendone la condanna al risarcimento del danno, adducendo quale motivazione la comprovata assenza di prova del nesso di causalità tra l’assenza di certificato di abitabilità e la mancata vendita dell’immobile lamentata. Il condomino ricorreva così in Cassazione adducendo tre motivi.

Secondo tale pronuncia, i motivi di impugnazione devono indicare le ragioni per cui la decisione risulti errata e la critica deve essere inerente solo alle ragioni che hanno portato a quella decisione. Sul punto, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile e, dunque, nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo, il motivo di ricorso avanzato dal condomino inerente all’aver erroneamente ricondotto il caso concreto all’interno della fattispecie della responsabilità contrattuale.

La Corte di Cassazione ha evidenziato come il motivo si discosti dalla motivazione della sentenza impugnata che accoglie l’appello del condominio in ordine alla mancata prova del danno lamentato, essendo la questione dirimente e successiva rispetto alla riqualificazione dell’azione.

Con il secondo ed il terzo motivo la Corte rileva da un lato che, l’omesso esame di una domanda giudiziale, ossia l’esclusione del nesso di causalità tra la non installazione del depuratore e la mancata vendita, non è riconducibile all’omissione di un fatto decisivo per il giudizio in oggetto e, dall’altro, che il ricorrente, risultando parzialmente vittorioso in primo grado, non debba porre a suo carico le spese di controparte.

Sul punto, l’ordinanza in esame, ribadendo un consolidato e recente orientamento giurisprudenziale (Cass. Civ. n. 1733/2015 e Cass. SS. UU. n. 7074/2017), afferma testualmente che con il motivo di impugnazione, che si esplica nel sollevare le ragioni della decisione per la quale esse risulta erronea, è necessario identificare l’errore e quindi fornirne la rappresentazione. Da ciò ne consegue che il diritto di impugnazione di una pronuncia, avviene in modo corretto ove, i motivi con i quali lo stesso si esplica, si concretizzano in una vera e propria critica alla decisione oggetto di impugnazione e, quindi, nell’indicazione in modo dettagliato e specifico delle ragioni per cui la stessa risulterebbe errata. Ragioni che, per essere espresse in tal senso, devono basarsi e considerare le ragioni che la sorreggono e dalle quali non possono discostarsi.

Nel caso di specie, è stata rilevata l’inammissibilità del motivo di impugnazione poiché non correlato alla motivazione della sentenza. Gli Ermellini hanno infatti precisato che, per il riconoscimento del danno extracontrattuale, non è sufficiente solo la configurazione astratta e potenziale dello stesso, ma occorre dimostrare il nesso causale tra condotta illecita ed evento dannoso per poter attribuire la responsabilità al Condominio. Dalla vicenda non risulta essere stata posta a fondamento del ricorso alcuna prova idonea relativa alla sussistenza del nesso causale tra la non installazione del depuratore e la mancata vendita.

Per tali motivi, alla luce di quanto esposto, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso addotto dal condomino in quanto non correlato alla motivazione della sentenza impugnata.

Cass., Sez. 6, Ord., 22 aprile 2020, n. 8036

Giulia Simontacchi – g.simontacchi@lascalaw.com

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