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Limiti alla responsabilità del liquidatore per mancato versamento dei tributi

Il liquidatore che abbia rispettato l’ordine dei pagamenti stabilito dalla normativa fiscale non è responsabile del reato di omesso versamento di ritenute. Ai fini della configurabilità del reato, è, infatti, necessario dare prova della distrazione dell’attivo societario o dell’avvenuto pagamento di crediti diversi da quelli tributari.

Corte di Cassazione, III Sezione Penale, sentenza n. 21987 del 26 maggio 2016

Il Tribunale di Roma ha rigettato la richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente dei saldi attivi bancari e finanziari giacenti sui rapporti finanziari riconducibili all’imputato, nella sua qualità di liquidatore della società, in relazione all’omesso versamento di ritenute.

Avverso tale pronuncia il predetto Liquidatore ha proposto ricorso per Cassazione, affermando che il Tribunale avrebbe erroneamente interpretato la normativa relativa alla riscossione delle imposte sul reddito (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 36).

Il provvedimento impugnato, infatti, aveva ritenuto del tutto irrilevante il richiamo al Decreto n. 602/1973, attesa la sua natura esclusivamente civilistica.

Secondo la Corte, la richiamata disciplina sarebbe riferibile all’omesso versamento dei tributi propri della società in liquidazione e non anche di quelli al pagamento dei quali è tenuta nella sua qualità di sostituto di imposta.

La Corte ha precisato come l’art. 36 del suddetto Decreto stabilisca che i liquidatori dei soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori, rispondono, in proprio, del pagamento delle imposte.

Ricade, difatti, sugli stessi l’onere di provare l’avvenuto pagamento dei crediti tributari in epoca anteriore rispetto all’assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di crediti di ordine superiore a quelli tributari.

Pertanto, la responsabilità delineata dalla norma in esame si configura laddove i soggetti preposti alla liquidazione distraggano l’attivo della società per destinarlo a scopi differenti dal pagamento delle imposte.

Il Collegio ha ritenuto, diversamente dai Giudici di merito, che tali rilievi normativi non possono ritenersi confinati in un ambito prettamente civilistico, avendo, per le ragioni suesposte, una diretta incidenza in ordine alla configurabilità del reato in questione.

In conclusione, la Suprema Corte ha sposato la lettura della norma suggerita dal ricorrente e, di conseguenza, ha annullato il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di Roma per nuovo esame della fattispecie.

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com 

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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