Crisi e procedure concorsuali

Limiti ai poteri del Tribunale fallimentare in sede di opposizione allo stato passivo

Cass., 13 gennaio 2012, Sez. I,  n. 2032

Massima: “In tema di opposizione allo stato passivo, il Tribunale fallimentare non ha il potere di accertare, neanche incidenter tantum, la tardività della proposizione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo, non dichiarato esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c., non ha efficacia di giudicato formale e sostanziale e non è opponibile alla procedura fallimentare. Non è possibile applicare, in modo analogico, il disposto di cui all’art. 95, terzo comma, l.fall., nella sua formulazione previgente”.  (leggi la sentenza per esteso)

Il decreto ingiuntivo, anche se provvisoriamente esecutivo, opposto dall’intimato, non costituisce titolo idoneo per l’ammissione allo stato passivo, essendo inopponibile alla procedura fallimentare, in quanto privo dell’efficacia di giudicato sostanziale e formale.

Di contro, il decreto ingiuntivo esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c. costituisce un titolo idoneo per l’ammissione del credito allo stato passivo, senza alcuna possibilità di esclusione, non essendo consentito al curatore ed al Giudice delegato rimettere in discussione l’esistenza del credito, atteso che il giudicato sostanziale, conseguente alla tardiva o mancata opposizione del decreto ingiuntivo, copre non soltanto l’esistenza del credito azionato, del rapporto di cui esso è oggetto e del titolo su cui il credito ed il rapporto stesso si fondano, ma anche l’inesistenza di fatti impeditivi, estintivi e modificativi del rapporto e del credito precedenti al ricorso per ingiunzione e non dedotti con l’opposizione.

La Suprema Corte ha sancito l’impossibilità per il Giudice fallimentare di dichiarare esecutivo il decreto ingiuntivo, tardivamente opposto dall’intimato, ai sensi dell’art. 647 c.p.c..

Infatti, la previsione della possibilità di dichiarare esecutivo il decreto ingiuntivo, tardivamente opposto, porterebbe ad un provvedimento idoneo ad acquisire efficacia di giudicato, mentre, come noto, l’accertamento dei crediti compiuto in sede fallimentare è inidoneo ad acquisire efficacia di giudicato avendo solo efficacia endofallimentare.

Oltretutto il Giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo ha una competenza funzionale non derogabile, che non viene quindi meno neppure a seguito della declaratoria di fallimento.

La pronuncia di preclusione del Tribunale fallimentare alla valutazione della tardività nella proposizione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, anche incidenter tantum, non attenendo l’ambito di cognizione demandato al Giudice fallimentare, conferma l’orientamento costante della giurisprudenza che non ritiene estensibile, in via analogica, l’art. 95, comma III, l.f. al decreto ingiuntivo, in virtù del divieto sancito dall’art. 14 delle preleggi.

Ciò si giustifica con il fatto che il decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c. non è equiparabile alla “sentenza non passata in giudicato”: quest’ultima infatti è idonea ad acquisire la forza del giudicato in virtù di un accertamento compiuto dal giudice investito della cognizione piena, mentre il decreto ingiuntivo, anche se dichiarato esecutivo, è frutto di un procedimento sommario e la mancata opposizione non può equipararsi ad un accertamento cui può attribuirsi un’autonoma valenza sostanziale, poiché ci si limita a presumere che l’inattività dell’intimato sia rispondente alla realtà giuridica.

(Francesca Fumagalli – f.fumagalli@lascalaw.com)

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