L’illecito extracontrattuale negli investimenti

L’illecito extracontrattuale negli investimenti

Vengono qui prese in analisi, per l’esame e valutazione della sussistenza di responsabilità dell’intermediario finanziario, due diverse pronunce che, per diverse ragioni, sono accomunate dal rigetto delle azioni proposte da parte di sottoscrittori di investimenti.

In ordine (crono)logico, poniamo attenzione alla recente decisione presa dal Tribunale di Milano (sentenza n. 6532 del 3 luglio) che – decidendo su azione risarcitoria proposta nei confronti di un promotore finanziario, accusato di aver compiuto illeciti – non ha potuto che rilevare il difetto di legittimazione attiva degli attori.

Nello specifico, dalla lettura della decisione, emerge che i clienti ebbero a sottoscrivere contratti assicurativi di tipo finanziario dietro lo schermo di una società fiduciaria che, quindi, ne risultava direttamente intestataria. Nonostante una contestazione ritualmente introdotta dal promotore finanziario, in merito alla assenza di prova alcuna rispetto al fatto che, dietro agli investimenti contestati, vi fossero i clienti, questi “non ha[nno] ritenuto di fornire le prove richieste e, in particolare, di produrre la documentazione necessaria per poter ricollegare agli attori del presente giudizio le polizze unit linked in cui sono stati fatti confluire i titoli”.

Senza dimostrazione quindi della riferibilità a sé degli investimenti, il Giudice non ha potuto che rilevare il difetto di legittimazione attiva degli investitori, rispetto ad investimenti non agli stessi riconducibili.

Ma sulla responsabilità da illecito extracontrattuale merita attenzione anche l’ulteriore recente pronuncia del Tribunale di Roma (sentenza n. 14114 del 4 luglio) che, appunto, affronta il tema della responsabilità “da condotta agevolatrice” dell’illecito di un istituto di credito, per danni derivanti da una truffa ordita da (nota) persona estranea alla banca stessa e da società allo stesso riconducibili.

Nel caso in commento la domanda azionata dinnanzi al Giudice capitolino si fondava “sulla compartecipazione della banca, attraverso i propri dipendenti, all’attività criminale del [omissis] e dei suoi sodali […] e sulla violazione di norme pubblicistiche regolanti l’attività bancaria”: entrambe le censure permanevano tuttavia indimostrate.

La pretesa “compartecipazione” dell’istituto di credito al preteso sodalizio criminale era stata esclusa chiaramente dal Giudice d’appello penale che, riformando sul punto la decisione di prime cure, aveva escluso la sussistenza di una responsabilità dell’istituto, permanendo così il difetto probatorio attoreo.

Quanto all’ulteriore contestazione avversaria, con la quale si supponeva la violazione di regole di condotta da parte della banca – tale da aver reso possibile il compimento di illeciti (quali le violazioni in tema di “prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, specificamente l’obbligo di registrazione e di identificazione previsto dall’art. 2 del D.L. 143/91 convertito con legge n. 197/91, l’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette sancito dall’art. 3 comma 1 e 2 dello stesso D.L. 143/91, gli obblighi di identificazione, di adeguata verifica della clientela e di astensione stabiliti dal d. lgs. n. 231/2007, agli artt. 15, 18, 19, 20, 22, 42”) – il Giudice adito osseva che “la domanda presuppone [dunque] l’imputabilità del danno sofferto dagli attori, sotto il profilo giuridico e della causalità, alle condotte omissive attribuite alla convenuta”, escludendo la rilevanza causale del presunto compimento di inadempimenti, poiché “il giudizio [quindi] non può limitarsi alla mera valutazione della materialità fattuale, ma si richiedono l’individuazione di una specifica regola cautelare e l’appartenenza dell’evento dannoso al novero di quelli che la norma mirava ad evitare attraverso il comportamento richiesto, ed in difetto l’omissione degrada a mero antecedente storico occasionale”.

Tribunale di Milano, 3 luglio 2019, n. 6532

Tribunale di Roma, 4 luglio 2019, n. 14114

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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