La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

Licenziamento collettivo e violazione dei criteri di scelta: la Cassazione stabilisce a quali lavoratori spetta l’impugnazione 

In tema di licenziamento collettivo, la riformulazione della norma (art. 5, comma 3, l. 223/1991) che si occupa delle violazioni commesse dal datore di lavoro nell’individuazione dei dipendenti da licenziare ha avuto ripercussioni sul regime giuridico applicabile?

La risposta al quesito è importante in quanto consente di identificare quali sono i lavoratori legittimati ad impugnare il licenziamento collettivo nel caso si verifichino le predette violazioni.

La precedente formulazione della norma aveva espressamente qualificato come annullabile (e non nullo) il licenziamento intimato in violazione dei criteri di scelta.

Nella nuova versione, invece, manca un riferimento esplicito di tal genere.

Prima della modifica legislativa (avvenuta ad opera della l. 92/2012) era pacifico che in caso di violazione dei criteri di scelta, l’annullamento non potesse essere domandato indistintamente da ciascuno dei lavoratori licenziati, bensì solo da coloro i quali non sarebbero stati licenziati se i criteri fossero stati correttamente applicati.

Ciò perché l’azione di annullamento, a differenza di quella di nullità, presuppone un interesse qualificato e richiede che il vizio abbia avuto incidenza determinante nell’adozione dell’atto contestato.

Ebbene, con una recente pronuncia, la Suprema Corte ha affermato che il richiamato orientamento non ha perso attualità a seguito della riformulazione dell’art. 5, comma 3, della legge n. 223/1991 perché il legislatore, nell’adeguare le tutele al nuovo regime stabilito dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, ha rinviato (per la violazione dei criteri di scelta) al comma 4 del testo modificato e non al comma 1, che prevede invece la nullità.

In tal modo è stata confermata la precedente qualificazione del vizio, escludendo che lo stesso possa essere ritenuto causa di nullità del recesso.

Alla luce di quanto sopra, i lavoratori legittimati ad impugnare il licenziamento collettivo per violazione dei criteri di scelta sono solo quelli che non sarebbero stati ricompresi nella platea dei destinatari dell’atto espulsivo ove la violazione stessa non fosse stata realizzata.

Cass., Sez. Lav., 24 maggio 2021, n. 14198

Rachele Spadafora – r.spadafora@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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