Diritto Processuale Civile

L’ indispensabilita’ della decisorieta’ ai fini dell’impugnazione ex art 42 c.p.c.

Nell’ambito di una causa in cui lo studio ha assistito un istituto di credito, gli ermellini hanno ribadito il proprio orientamento, dichiarando inammissibile il regolamento di competenza chiesto da controparte in merito all’impugnazione di un’ordinanza del Tribunale di Milano che si assumeva viziata di incompetenza territoriale.

La sesta sezione civile della Corte Suprema di Cassazione con la recentissima sentenza del 21561 del 2015 ha offerto una sorta di” interpretazione autentica” del consolidato orientamento della stessa Corte avallato dalle Sezioni Unite nell’ordinanza n. 20449 del 2014.

Difatti, anche dopo l’innovazione introdotta dalla novella di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69 in relazione alla forma della decisione sulla competenza (da adottarsi con ordinanza anzichè con sentenza), il provvedimento del giudice adito (nella specie monocratico), che, nel disattendere l’eccezione d’incompetenza, confermi la propria competenza e disponga la prosecuzione del giudizio davanti a sè, è insuscettibile d’impugnazione con regolamento di competenza ex art. 42 c.p.c., ove non preceduto dalla rimessione della causa in decisione e dal previo invito alle parti a precisare le rispettive integrali conclusioni anche di merito.

Ciò con la sola eccezione che il giudice del merito, pur avendo affermato la propria competenza senza previa rimessione della causa in decisione mediante invito alle parti a precisare le rispettive conclusioni anche di merito, lo abbia fatto, conclamando in termini di assoluta oggettiva inequivocità ed incontrovertibilità l’idoneità della propria determinazione a risolvere definitivamente, davanti a sè, la questione di competenza.

Nel solco dei principi sopra enunciati dalle sezioni unite dalla Cass. Civ. Sez. unite n. 20449 e nella stessa direzione si inserisce la sentenza n. 21561/15 che chiarisce quando si possa attribuire al provvedimento oggetto di impugnazione natura decisoria al fine di comprendere se possa considerarsi o meno ricorrere l’eccezione alla regola che consentirebbe il ricorso ex art. 42 c.p.c.

Giova precisare sin da subito che con l’indicazione di tale eccezione alla regola, le Sezioni Unite hanno inteso riferirsi non già alla valutazione sulla competenza contenuta nella pronuncia del giudice di merito impugnata, bensì al modo della decisione resa.

“Inequivoco ed oggettivo deve essere il convincimento del giudice che, nell’esprimersi sulla questione di competenza, egli ritiene far luogo ad una valutazione che non ritiene più discutibile ai sensi dell’art. 187, 3 comma e 177 primo comma. Ciò accade quando il giudice consapevolmente affermi, ignorando l’orientamento che esige la precisazione delle conclusioni oppure affermando di dissentirne e considerando, quella non necessaria, che quanto espresso circa la competenza non sarà ridiscutibile in sede di decisione.”

Coniugandosi quanto sopra con il c.d. criterio dell’apparenza (secondo cui, l’identificazione del rimedio esperibile contro un provvedimento giudiziario deve essere compiuta con riferimento alle qualificazioni operate dal medesimo giudice che lo ha emesso), ne deriva che deve essere il giudice medesimo a qualificare come decisoria la declaratoria di competenza. Ciò per scongiurare tutte le difficoltà relative all’interpretazione della soggettiva volontà del giudice di spogliarsi o meno della questione.

Alla luce di quanto commentato, la sesta sezione civile conclude  che, ai fini dell’impugnazione ex art 42 c.p.c., il giudice deve, in modo inequivocabile ed incontrovertibile, conclamare il convincimento (pur in sé erroneo) di poter decidere definitivamente la questione, senza preventivamente invitare le parti alla precisazione delle conclusioni(anche di merito) e senza assumere in decisione (potenzialmente) l’intera controversia.

Ciò esplicato, l’ipotesi eccettuata dalle Sezioni Unite non si coglie affatto nel tenore dell’ordinanza del tribunale di Milano e, pertanto, l’istanza di regolamento di competenza è dichiarata inammissibile e la ricorrente condannata alla rifusione alla resistente delle spese di giudizio di regolamento.

2 novembre 2015

Federica Marsoccif.marsocci@lascalaw.com

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