Sequestro preventivo e azione esecutiva, cosa prevale?

L’estinzione della procedura fa venir meno l’effetto interruttivo della prescrizione?

Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ha avuto modo di chiarire nuovamente quando l’estinzione della procedura esecutiva sia idonea ad influire sull’effetto interruttivo della decorrenza del termine prescrizionale.

Nel caso di specie, una Banca aveva trascritto un atto di pignoramento immobiliare il 3 novembre 1989 e la conseguente procedura dalla stessa incardinata era stata dichiarata estinta il 12 maggio 2011 per mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento.

Nelle more, il credito veniva ceduto ad altra società la quale notificava un nuovo atto di precetto il 15 novembre 2011.

I debitori proponevano quindi opposizione al predetto precetto, deducendo l’estinzione del credito per intervenuta decorrenza del termine decennale di prescrizione: l’opposizione in questione veniva accolta sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello.

La cessionaria proponeva così ricorso in Cassazione, che è stato rigettato dalla Suprema Corte.

Nella motivazione della sentenza in esame, la Corte ribadisce che l’atto con il quale si introduce il processo esecutivo costituisce atto interruttivo della prescrizione e che l’art. 2945, comma 2, c.c., ricollega a tale atto l’effetto interruttivo permanente sino al momento in cui il procedimento coattivo giunga ad un risultato che possa considerarsi equipollente a ciò che la medesima norma individua, per il processo ordinario di cognizione, nel passaggio in giudicato della sentenza.

In particolare, tale momento si verificherebbe quando il processo esecutivo abbia fatto conseguire al creditore l’attuazione coattiva, in tutto o in parte, del suo diritto ovvero quando la realizzazione della pretesa esecutiva non sia conseguita per motivi diversi dall’estinzione del processo quali, ad esempio, la mancanza del ricavato della vendita o la perdita successiva del bene assoggettato ad espropriazione.

Sulla base di tale impostazione, quindi, nei casi in cui la procedura si definisca per l’inerzia del creditore, la permanenza dell’effetto interruttivo viene meno, fermo l’originario atto interruttivo che, pertanto, riprende un effetto istantaneo.

In virtù delle predette considerazioni, la Corte ha rigettato il ricorso sostenendo che l’ipotesi di chiusura anticipata conseguente al mancato rinnovo nei termini della trascrizione del pignoramento rientra nella categoria delle dinamiche conclusive del procedimento riconducibili alla connotazione inerziale della condotta del creditore. Per tale motivo, nel caso di specie, il termine prescrizionale non può considerarsi interrotto in modo permanente per la durata della procedura esecutiva.

In conclusione, il principio di diritto sancito dalla Corte di Cassazione è il seguente: “in tema di prescrizione, l’effetto interruttivo permanente determinato dall’introduzione del processo esecutivo si conserva, agli effetti dell’art. 2945, comma 2, c.c., quando la chiusura della procedura coattiva consista nel raggiungimento dello scopo della stessa, ovvero, alternativamente, il suddetto scopo non sia raggiunto ma la chiusura del procedimento sia determinata da una condotta non ascrivibile al creditore procedente, mentre, in ipotesi opposta a quest’ultima, a norma dell’art. 2945, comma 3, c.c. l’effetto stesso resterà istantaneo”.

Cass., Sez. III, 09.05.2019, n. 12239

Mirko La Cara – m.lacara@lascalaw.com

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