Lesione di legittima: quando la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti?

La pronuncia di condanna contenuta nella sentenza di accoglimento della domanda di riduzione della quota di legittima non è immediatamente eseguibile quando rappresenti il conguaglio di una operazione divisionale; è invece immediatamente eseguibile quando sia stata pronunciata senza necessità di alcuna divisione, ai sensi dell’art. 560 c.c., commi 2 e 3.

Nel caso di specie parte attrice, rimasta vedova del marito, aveva convenuto dinanzi al Tribunale competente altri coeredi esponendo che il suo coniuge, in vita, aveva effettuato dissimulatamente delle donazioni sottraendo in tal modo somme di denaro all’attivo ereditario.

Il Tribunale accoglieva le domande proposte dall’attrice condannando i ricorrenti “ai sensi dell’art. 560 c.c.” (n.d.r. Riduzione del legato o della donazione di immobili). L’attrice, tuttavia, non avendo ottenuto l’adempimento spontaneo della suddetta condanna, procedeva alla notifica di atto di precetto nei confronti dei coeredi soccombenti, intimando loro il pagamento del dovuto.

A tali richieste, tutti gli intimati proponevano opposizione all’esecuzione deducendo che la sentenza di primo grado era priva di efficacia esecutiva, in quanto avente natura costitutiva e non di condanna, e non ancora passata in giudicato al momento dell’inizio dell’esecuzione.

Il Tribunale chiamato a decidere sull’opposizione respingeva le domande attoree. La sentenza veniva appellata dalle parti soccombenti e la Corte territoriale accoglieva il gravame.

La vedova proponeva ricorso in Cassazione per una serie di motivi. La Suprema Corte riteneva meritevole di approfondimento la questione relativa all’esecutività della sentenza non ancora passata in giudicato.

La Suprema Corte ha ritenuto che la giurisprudenza di legittimità avesse già stabilito a quali condizioni il capo condannatorio contenuto in una sentenza costitutiva o dichiarativa potesse essere messo provvisoriamente in esecuzione, ai sensi dell’art. 282 c.p.c. In particolare, ha sottolineato che quando nella medesima sentenza siano compresenti una statuizione dichiarativa o costitutiva, ed una statuizione di condanna, l’immediata esecutività di quest’ultima dipenderebbe dal tipo di rapporto che lega la condanna alla statuizione dichiarativa o costitutiva.

I possibili tipi di rapporti delineati dalla Cassazione sono quattro: il rapporto di sinallagmaticità, di corrispettività, di dipendenza e di accessorietà.

Nelle prime due ipotesi il capo condannatorio non è immediatamente esecutivo, nelle altre due si.

L’azione di riduzione richiede due statuizioni da parte del giudice di merito; la prima statuizione è sempre uguale, e consiste nell’accertamento costitutivo della avvenuta lesione della quota di legittima.

La seconda può invece variare, a seconda che siano ridotte disposizioni testamentarie, legati o donazioni; a seconda che l’attore abbia ricevuto una quota di legittima inferiore al dovuto o sia stato del tutto pretermesso; a seconda che l’erede pretermesso domandi la divisione dei beni ereditari, la separazione in natura del bene donato o il pagamento del controvalore in denaro; a seconda che sia proposta contro altri legittimari, contro eredi o donatari non legittimari, o contro subacquirenti.

La Cassazione pertanto ha evidenziato come entrambi gli accertamenti di cui sopra debbano essere effettuati; solo alla luce degli accertamenti svolti, il Giudice sarebbe in grado di stabilire che rapporto sussista tra le due statuizioni richieste nell’azione di riduzione e quindi stabilire se il capo condannatorio sia immediatamente esecutivo o meno.

Nel caso di specie, tale operazione non è stata svolta dai giudici di merito che, semplicemente rilevando un rapporto di sinallgmaticità tra le due statuizioni, pare ne abbiano frainteso il significato, come se il pagamento dovuto presupponesse la divisione dei beni ereditari e quindi non fosse immediatamente eseguibile.

Al contrario, invece, la condanna del giudice di primo grado, fondata sull’art. 560 c.c., non avrebbe richiesto operazioni di divisione, potendo il legatario o il donatario ritenere tutto l’immobile compensando in danaro i legittimari, così risultando eseguibile.

È per questi inconciliabili profili, dovuti dal mancato secondo accertamento richiesto nell’azione di riduzione, che la sentenza è stata cassata per essere riesaminata dalla Corte territoriale competente alla luce del principio enunciato in apertura.

Cass., Sez. III, 13 maggio 2021, 12872

Andrea Ferraguto – andrea.ferraguto@lascalaw.com

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