Diritto dell'Esecuzione Forzata

L’esatto adempimento dell’obbligazione impedisce il trasferimento coatto dell’immobile

Cass., 3 ottobre 2013, Sez. III, n. 22587 

La Suprema Corte nella sua recente sentenza ha preso posizione in tema di perfezionamento dell’azione creditoria, mediante l’adempimento di un’obbligazione che elimina alla radice la sua fonte-presupposto, il debito ex art. 1173 c.c..

Nel caso di specie, infatti, un debitore nell’ambito di una procedura esecutiva immobiliare, si opponeva all’aggiudicazione al terzo incanto, in favore di altra società, di un appartamento di proprietà e chiedeva la sospensione della procedura. Il suddetto sosteneva, infatti, che vi era una notevole differenza tra prezzo-base del primo incanto e valore commerciale, nonché tra prezzo di aggiudicazione e prezzo reale del bene.

Il GE respingeva tale istanza di sospensione con ordinanza, cui si opponeva il medesimo debitore, il quale evidenziava che il creditore procedente aveva fatto rilevare al giudice dell’esecuzione, nel verbale d’udienza, l’integrale adempimento dell’obbligazione.

Nonostante vi fosse la prova certa dell’integrale adempimento dell’obbligazione, da parte del debitore per capitale, interessi e spese e quindi la carenza di interesse alla prosecuzione dell’azione, anche nel successivo giudizio di cognizione, instaurato su disposizioni del giudice dell’esecuzione, l’istanza di sospensione veniva respinta, col richiamo per relationem a precedenti ordinanze del giudice dell’esecuzione. Avverso tale decisione, l’opponente si è visto costretto a ricorrere in Cassazione, per veder finalmente riconosciuto il suo diritto.

La Suprema Corte si è quindi pronunciata con fermezza statuendo prima di tutto che l’adempimento di un’obbligazione elimina in radice la fonte-presupposto, il debito ex art. 1173 c.c., per il perfezionamento e la realizzazione dell’azione creditoria. Peraltro, la mera valutazione di oggettiva sproporzione per inadeguatezza del prezzo di aggiudicazione costituisce il presupposto per la sospensione della vendita (Cass. n. 6269/2003).

Il debitore ha quindi il diritto di chiedere ed ottenere la sospensione della procedura esecutiva ex art. 586 c.p.c. anche in presenza di esecuzione esattoriale e, quindi, il magistrato dell’esecuzione doveva accogliere la relativa istanza e non disporre, invece, per l’instaurazione del giudizio di cognizione.

Proprio perché il debitore non è più tale, il magistrato non può emettere il decreto di trasferimento dell’immobile, e quindi deve essere accolta l’istanza di annullamento del provvedimento giurisdizionale anche se è stato introdotto dal debitore stesso, su disposizioni del giudice dell’esecuzione, il giudizio di cognizione.

La Suprema Corte ha pertanto accolto il ricorso, annullando la sentenza con rinvio.

(Antonio Peroni Ranchet – a.peroni@lascalaw.com)

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