L’erede e l’azione di simulazione

È principio ormai consolidato in giurisprudenza che, di fronte ad un atto di disposizione patrimoniale del de cuius, che si assume lesivo della quota di legittima e che abbia tutti i requisiti di validità del negozio simulato, l’azione di simulazione proposta dall’erede legittimario deve considerarsi proposta esclusivamente in funzione dell’azione di riduzione ex art. 564 c.c.

Pertanto, l’azione di simulazione è ammissibile solo se vi sia stata accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario.

Diverso, invece, è il caso dell’erede che proponga l’azione di simulazione, finalizzata ad accertare la nullità del negozio dissimulato (nel caso di specie l’atto di vendita non aveva i requisiti di forma prescritti per le donazioni).

In questo caso, secondo quanto precisato dalla Cassazione, con recente sentenza n. 15546/2017, essendo l’azione diretta all’accertamento del negozio dissimulato e quindi alla restituzione alla massa ereditaria dei beni donati, mai usciti dal patrimonio del defunto, non è necessario che l’erede provveda alla preventiva accettazione con beneficio di inventario ex art. 546 c.c..

L’erede legittimario, dunque, assume la qualità di terzo rispetto ai contraenti con conseguente ammissibilità della prova per testimoni e presuntiva senza alcun limite e/o restrizione. La lesione della quota di riserva, infatti, costituisce “causa petendi” accanto al fatto della simulazione ed il legittimario, benché successore del defunto, non può essere assoggettato ai limiti in tema di prova di cui all’art. 1417 c.c.

Cass., Sez. VI Civile, 22 giugno 2017, n. 15546 (leggi la sentenza)

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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