L’informativa nel contratto

Lehman Brothers: il Tribunale di Firenze sul rischio dei titoli e l’imprevedibilità del default

Il Tribunale di Firenze si conforma alla giurisprudenza che ritiene i titoli Lehman, sino al giorno del default, fossero strumenti finanziari a rischio moderato non implicanti un’alta esposizione al rischio di perdita del capitale.

Un’investitrice (che aveva acquistato obbligazioni Lehman nel 2005) conveniva dinnanzi il Giudice toscano un la Banca negoziatrice chiedendo (i) di dichiarare la nullità dei contratti di negoziazione, suo tempo stipulati con la banca, per violazione degli obblighi informativi ex art. 21 TUF, e in subordine (ii) di dichiarare la risoluzione dei contratti per inadempimento della convenuta ai propri obblighi informativi, in quanto soggetto aderente al “Consorzio Patti Chiari”.

Ovviamente, la Banca (patrocinata dallo Studio) contestava gli assunti avversari, dimostrando segnalando l’erronea ricostruzione fattuale operata da parte avversa.

La sentenza, sulla scia della costante giurisprudenza espressasi in casi analoghi e richiamando le Sezioni Unite (Cass. Civ., Sez. Unite, 19-12-2007, n. 26725), ha ricordato che “in nessun caso, in difetto di previsione normativa in tal senso, la violazione di dei suaccennati doveri di comportamento può però determinare la nullità del contratto d’intermediazione o di singoli atti negoziali”.

Inoltre, con riferimento alle contestate violazioni della Banca dei propri obblighi di informativa, il Giudice ha dapprima inquadrato il profilo soggettivo dell’attrice: “D’altronde risulta che la banca in occasione della conclusione dei contratti di intermediazione assunse informazioni dalla […] riguardo alla loro esperienza in materia di strumenti finanziari […] ed agli obiettivi di investimento, indicati come diretti a contemperare rendita e rivalutazione assumendo un medio grado di rischio […] le parti contraenti concordavano quindi un profilo di rischio medio ed indicavano gli strumenti finanziari verso i quali indirizzare gli investimenti […]”.

Il Tribunale, di conseguenza, ha verificato se al tempo degli acquisti i titoli Lehman risultassero compatibili (in termini di “adeguatezza”) al profilo finanziario della cliente: “Tra gli strumenti finanziari che potevano essere oggetto di investimento erano state indicate anche le obbligazioni presenti nell’elenco delle obbligazioni a basso rischio rendimento Patti Chiari e tra queste rientravano appunto anche le Lehman TV% infl.” e, infatti, “I titoli in questione risultavano d’altronde del tutto adeguati al profilo di rischio (sia in ragione delle caratteristiche dei titoli, che all’epoca dell’acquisto non presentavano certamente un particolare profilo di rischio del resto rientravano appunto tra le obbligazioni di cui all’elenco Patti Chiari ed il loro rating era del tutto tranquillizzante…)”.

L’analisi del Tribunale è poi proseguita in merito alla possibilità di previsione del default:“Certamente all’epoca dell’investimento i titoli LB, avuto riguardo al rischio di rimborso, che interessa nella presente causa, erano invece adeguati alle caratteristiche di investitrici della […]: infatti non ne era prevedibile il default e, appunto, proprio per questo, erano inseriti nell’elenco PC [Patti Chiari]”, inoltre “non risulta d’altronde la prova di eventuali peculiari specifiche informazioni in possesso della Banca all’epoca della negoziazione”.

Sulla vicenda che attiene alla negoziazione dei titoli Lehman Brothers si rende opportuno richiamare altra recente pronuncia di merito (Tribunale di Bari, 7-4-2016, n. 1961) che – a riprova della imprevedibilità del default – ha rilevato come in ogni caso: “una volta scoppiato lo scandalo nessuna tempestiva e corretta informazione avrebbe potuto salvare gli attori dal danno che hanno subito.

Trib. Firenze, 19 aprile 2016, n. 1556 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

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