A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Legittimazione passiva in caso di fusione successiva alla citazione in giudizio

Il Tribunale di Torino, nel giudicare riguardo un recesso esercitato da un socio di una s.r.l., società risultante dalla fusione per incorporazione di un’altra società, ha affrontato, in particolare, due temi importanti.

Quanto al primo – di fronte all’eccezione sollevata dalla società convenuta secondo cui questi sarebbe stato privo di legittimazione passiva per essere intervenuta l’operazione di fusione solo successivamente alla notifica dell’atto di citazione – il Tribunale ha ribadito un principio ormai consolidato in giurisprudenza, secondo cui la legittimazione passiva può anche sopravvenire nel corso del giudizio, essendo sufficiente che sussista al momento della decisione.

Infatti, la legitimatio ad causam, intesa come interesse ad agire o a contraddire, si configura come condizione dell’azione (e cioè come elemento strutturale che la sorregge) interno (e non esterno, quale presupposto sostanziale) all’interesse medesimo, sicché la sua sussistenza deve accertarsi con riferimento al tempo della decisione (Cass. 2 dicembre 2002, n. 17064).

Quanto al secondo, invece, ha precisato che dal valore di rimborso della partecipazione liquidato al socio di s.r.l. recedente, ai sensi del’art. 2473 c.c., debbono essere dedotti gli acconti versati a titolo di dividendi lordi successivamente alla data di esercizio del recesso che siano stati eventualmente percepiti e trattenuti dal socio medesimo.

Non competono, in ogni caso, al socio recedente interessi moratori per il ritardo nella liquidazione della quota, né maggior danno ex art. 1224 c.c., allorquando il recedente non abbia formulato apposita domanda in giudizio”.

Tribunale di Torino, 26 novembre 2018, n.5476

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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