Crisi e procedure concorsuali

Legittimazione del commissario giudiziale all’azione risarcitoria verso gli organi di società in concordato

Si segnala ai nostri Lettori un interessante contributo, pubblicato sul sito “Il Fallimentarista.it” a firma di Antonio Maria Leozappa.

L’Autore, prendendo spunto da una recente ordinanza del Tribunale di Napoli, resa dalla sezione Imprese lo scorso 25 luglio, affronta il tema relativo alla sussistenza in capo al Commissario giudiziale della legittimazione a proporre l’azione risarcitoria ex art. 2043 c.c. nei confronti degli organi sociali della società in concordato preventivo.

A tale conclusione i giudici napoletani giungo sulla base dell’interpretazione dell’art. 240 l.f. che, pur essendo dettata in ambito penale, sarebbe una norma di ‘raccordo o coordinamento’.

Tale norma stabilisce che – oltre al curatore e al commissario liquidatore – anche il commissario giudiziale possa “costituirsi parte civile nel procedimento penale per i reati preveduti nel presente titolo, anche contro il fallito. I creditori possono costituirsi parte civile nel procedimento penale per bancarotta fraudolenta quando manca la costituzione del curatore, del commissario giudiziale o del commissario liquidatore o quando intendono far valere un titolo di azione propria personale”.

Secondo il Tribunale è dubbio che l’azione civile enucleabile dall’art. 240 l. fall. possa essere quella di responsabilità, mentre “sicuramente” lo sarebbe l’azione risarcitoria ordinaria da illecito extra-contrattuale di cui all’art. 2043 c.c.

Nel riconoscere, in linea con quanto stabilito dall’art. 240 l.fall., la legittimazione in capo al solo commissario giudiziale, il Tribunale ha disposto il sequestro conservativo dei beni nei confronti dell’amministratore a carico del quale ha ritenuto potessero essere configurabili “comportamenti illeciti anche di rilevanza penale – il meno che emerge, come detto, è la bancarotta fraudolenta – tali da arrecare alla società un danno patrimoniale”.

Sempre secondo l’ordinanza, ancorché non previsto né prevedibile al momento della presentazione della proposta e della omologazione, il risultato dell’azione è da mettersi a beneficio dei creditori “nel rispetto delle proporzioni spettanti all’esito dell’esecuzione del concordato”.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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