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Legittimazione ad causam degli studi professionali 

“È irrilevante il fatto che il mandato sia stato conferito al singolo professionista, essendo elemento diverso dal rapporto obbligatorio instaurato tra le parti”.

Questo è il principio recentemente ribadito dalla Seconda Sezione della Suprema Corte, con la sentenza oggi in commento.

Il legale rappresentante di uno studio legale citava in giudizio un assistito, al fine di ottenere il pagamento degli onorari maturati a seguito della complessa attività svolta in suo favore.

Infatti, nonostante l’incarico fosse stato portato a termine (tramite la conclusione di un accordo transattivo), il cliente, sebbene più volte sollecitato, non aveva mai corrisposto quanto dovuto.

Il Tribunale, tuttavia, rigettava la domanda dell’attore, accogliendo l’eccezione di “difetto di legittimazione attiva” proposta dal cliente, che sosteneva di aver dato incarico al singolo professionista e non allo studio, che quindi non era legittimato attivamente.

La Corte d’Appello confermava la sentenza, condividendo la valutazione del Tribunale relativamente al fatto che l’incarico fosse stato conferito al singolo professionista e non collettivamente ai componenti dello studio.

La Corte territoriale sosteneva che il carattere personale dell’incarico ne impediva l’estensione a tutti i professionisti dello studio, alla stregua di un mandato conferito agli stessi collettivamente ed impersonalmente.

Il legale rappresentante dello studio decideva però di non desistere ed impugnava la sentenza di secondo grado.

A suo giudizio, infatti, la Corte d’Appello aveva confuso due aspetti distinti: è naturale che il cliente abbia il diritto di chiedere che la prestazione sia resa dal professionista a cui aveva reso l’incarico, ma ciò non toglie che quest’ultimo possa avvalersi della propria struttura per lo svolgimento dell’attività e che quindi possa indicare lo studio come destinatario del pagamento in base alla decisione interna allo studio, insindacabile e discrezionale, di attribuire il compenso all’associazione professionale.

La Cassazione ha accolto il ricorso evidenziando che “nel caso in cui sia conferito un incarico ad un singolo professionista, che naturalmente deve svolgere in prima persona e non a nome dell’associazione professionale, questa sarà comunque legittimata a richiedere i compensi all’assistito”.

Ne consegue che rispetto ai crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti a favore del cliente conferente l’incarico, nel caso in cui detti accordi prevedano che l’associazione possa riscuotere i compensi, essa abbia legittimazione attiva in tal senso.

Cass., Seconda sezione, 25/07/2019, n. 20185

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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