Diritto Processuale Civile

Legittima l’intimazione di più precetti sino alla soddisfazione integrale del credito vantato

Cass., 29 agosto 2013, sez. III, n. 19876 (leggi la sentenza per esteso)

La sentenza n. 19876, pronunciata lo scorso 29 agosto, ha rappresentato un’altra occasione per la Corte di Cassazione, Sezione III Civile, per rammentare il pieno ed incontestabile diritto del creditore, che abbia precedentemente azionato la propria pretesa creditoria con relativa procedura esecutiva ancora pendente, di dare nuovamente impulso ad un’azione esecutiva per il recupero del proprio residuo credito.

Il caso è quello di una pronuncia emessa dal Tribunale di Bergamo, sez. distac. di Clusone, nel contesto di un giudizio di opposizione a precetto notificato a seguito di due esecuzioni presso terzi e al fine di promuoverne una terza. L’opposizione viene accolta sul presupposto, successivamente dichiarato errato dalla Corte di Cassazione, che la notifica dei vari precetti avesse generato “la moltiplicazione delle somme pretese nei confronti della debitrice“. Il precetto era, pertanto, inammissibile.

Tale assunto viene però apertamente smentito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 19876, nella quale così si legge:“…libero è il creditore, fino al pagamento integrale del credito, di intimare tanti precetti quanti reputi necessari (e solo, per quanto visto, per l’importo complessivo del credito, non potendo egli frazionarne l’esecuzione), purché non chieda, in quelli successivi, le spese (ed i compensi e gli accessori) per i precetti precedenti…”.

Il principio che la Corte intende sottolineare è che la condotta del creditore, nei termini come sopra riportati, non costituisce alcun pregiudizio nei confronti del debitore esecutato, atteso che il titolo esecutivo, sulla base del quale il creditore rivendica la soddisfazione della pretesa avanzata, garantisce a quest’ultimo la possibilità di agire sino a che il credito domandato non venga interamente estinto. Sul punto appare chiara la formulazione delle norme dettate in materia di pignoramento, affermando il diritto di intraprendere più azioni esecutive sugli stessi beni del debitore. Peraltro, il giudice ben potrebbe riunire le procedure esecutive in essere al fine di non gravare ulteriormente la posizione debitoria dell’esecutato.

Rimane indiscutibile l’opportunità che il creditore non esponga, nel nuovo atto di precetto, anche le spese sostenute per i precedenti. In tal caso, però, la conseguenza giuridica diretta sarebbe semplicemente l’invalidità parziale dell’atto di precetto.

(Barbara Giuffrè – b.giuffre@lascalaw.com)

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