Diritto dell'Esecuzione Forzata

Legittima la vendita forzata dell’immobile in comunione anche se il debito è stato contratto da uno solo dei coniugi

Trib. Potenza, 13 maggio 2013, n. 662 (leggi la sentenza per esteso)

Il Tribunale di Potenza, con sentenza n. 662/2013 ha statuito la legittimità dell’ordinanza di vendita relativa alla quota di 1/1 d piena  proprietà di un immobile anche qualora lo stesso sia stato acquistato in comunione legale e anche se il debito è stato contratto da uno solo dei coniugi.

Nel caso di specie infatti, la moglie del debitore esecutato agiva in giudizio eccependo l’illegittimità dell’ordinanza di vendita emessa nel 2005 dal Giudice dell’esecuzione con la quale era stata disposta la vendita , per l’intero, dell’immobile oggetto della procedura esecutiva immobiliare promossa dal creditore del marito: la ricorrente assumeva che detto bene, facendo parte della comunione legale tra coniugi, era di proprietà del debitore esecutato per la sola quota di ½ , essendo l’altra metà appartenente alla stessa opponente.

L’attrice deduceva inoltre che nel 2010, lei ed il marito avevano modificato il proprio regime optando per la separazione dei beni.

Alla luce di tali argomentazioni parte opponente chiedeva l’annullamento o la revoca dell’ordinanza di vendita sostenendo, tra l’altro, di non avere ricevuto la notifica di alcun atto relativo alla procedura esecutiva immobiliare promossa ai danni del marito.

Il Tribunale di Potenza in primo luogo confermava che al coniuge non obbligato vanno riconosciuti i rimedi processuali tanto dell’opposizione di terzo quanto dell’opposizione agli atti esecutivi e ciò anche alla luce della sentenza della Suprema Corte n. 7169 del 1997 la quale aveva precisato che i beni in comunione legale costituiscono la garanzia del creditore per le obbligazioni assunte da solo uno dei coniugi ma solo se queste derivano da atti di straordinaria amministrazione compiuti senza il consenso dell’altro coniuge, nei limiti del valore della quota dell’obbligato e se il creditore procedente non può soddisfarsi sui beni personali dello stesso obbligato.

In merito alla legittimità della vendita forzata dell’immobile in comunione (quando ad essere debitore è soltanto uno dei coniugi) il Tribunale di Potenza ha evidenziato che la quota della comunione legale non è un elemento strutturale ma ha solamente la funzione di stabilire la misura entro cui i beni della comunione possono essere aggrediti dai creditori particolari, funzione che esplica la propria applicazione nella sola fase dello scioglimento della comunione.

Il Tribunale di Potenza ha precisato che Corollario del principio di indisponibilità della quota nella comunione legale è proprio l’inespropriabilità, da parte del creditore personale del coniuge, della quota di pertinenza di quest’ultimo. Ove infatti si ammettesse l’espropriazione della sola quota , si dovrebbe concepire la stessa espropriazione come causa di scioglimento della comunione legale.

Tale soluzione contrasta evidentemente con il principio di tassatività delle cause di scioglimento della comunione legale ex art. 191 c.c.

Alle considerazioni sopra esposte si aggiunge il principio ormai consolidato secondo cui la comunione legale non è una comunione pro quota e come tale non sarebbe corretto affermare che i coniugi in comunione sono proprietari ciascuno della quota di ½ ma piuttosto che sono proprietari entrambi della quota di 1/1 di pena proprietà.

Ne discende la conclusione, condivisa ed affermata dal Tribunale di Potenza, secondo cui a differenza di quanto accade nella comunione ordinaria nella quale il pignoramento può colpire la quota indivisa, in presenza della comunione legale tra coniugi oggetto dell’azione esecutiva può essere solamente l’intero bene e non una quota di esso. Una volta venduto il bene, il creditore potrà solo soddisfarsi sul valore della quota di propria appartenenza ovvero sulla metà del ricavato della vendita mentre la rimanente parte andrà assegnata all’altro coniuge. Le comunione legale, pertanto, non si scioglie per effetto dell’espropriazione forzata ma si restringe con restituzione alla comunione dell’altra metà.

Tale conclusione inoltre, non può essere diversa neppure a  seguito della sopravvenuta modifica del regime patrimoniale dei coniugi dal momento che tale convenzione è avvenuta in data successiva alla trascrizione del pignoramento e pertanto non gli è opponibile.

(Margherita Domenegotti – m.domenegotti@lascalaw.com)

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