Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Legittima la richiesta di cancellazione della pendenza di concordato a seguito di omologa

Il Tribunale di Padova ha ritenuto che, successivamente all’omologa del concordato preventivo, non vi è ragione per negare alla società in bonis il provvedimento che dà atto della chiusura della procedura di concordato.

Infatti, tale provvedimento non pregiudica l’interesse degli operatori di mercato di essere a conoscenza di operare con una società precedentemente in concordato – come evidenziato da un orientamento dottrinale -, potendo accedere a tali informazioni tramite la consultazione della visura della società di cui sopra.

D’altronde, all’omologa del concordato preventivo in continuità segue che “la questione dei poteri del Tribunale nella fase esecutiva vada ricondotta agli obblighi informativi che la società deve rispettare, nel senso che la stessa deve aggiornare il commissario giudiziale e quindi il Tribunale in ordine all’esecuzione del piano ed in particolare al rispetto dello stesso ovvero agli scostamenti dallo stesso; ciò allo scopo di consentire eventualmente al commissario di allertare i creditori in ipotesi di significative violazioni al piano, affinché possano valutare se attivare il procedimento di risoluzione del concordato”.

Il principio esposto, pur escludendo in capo al Tribunale poteri autorizzativi o di intervento nella gestione della società tornata in bonis, attribuisce al commissario il potere di controllare l’attività gestoria svolta dagli amministratori della società, così garantendo ai terzi la regolarità dell’attività svolta dalla società.

Infatti, in adempimento al proprio dovere di controllo, il commissario predispone, semestralmente, una dettagliata relazione indirizzata al Tribunale, cosicché il terzo che abbia un interesse nella società in bonis possa avere tutte le informazioni necessarie al fine di tutelare la propria posizione.

Tribunale di Padova, 16 giugno 2016

Riccardo Abbagnator.abbagnato@lascalaw.com

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